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REPORTAGE CICLISMO/ 2. Liberalizzare il doping? Ma siamo matti!

Pubblicazione:venerdì 8 ottobre 2010

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Dobbiamo accettare che lo sport santo non esiste. Cambiare l’antidoping sarebbe la fine del mito, ma non dello sport. Il doping c’è perché è possibile doparsi, alterare le proprie prestazioni, e non lo si ferma crocifiggendo ogni volta chi ne fa uso. Se riformiamo l’antidoping, cosa otterremmo in cambio? Indagini più efficaci per tutelare gli atleti, ci sarebbe meno ipocrisia, meno uso di sostanze coprenti, eviteremmo linciaggi mediatici. Insomma, cambiamo l’antidoping, cambiamo il target dell’antidoping: basta con la purezza, coi linciaggi e con le squalifiche esemplari, introduciamo come riferimento la salute dell’atleta, e concentriamo gli sforzi in quella direzione. Tentare non nuoce: sarebbe una lezione di realismo che potrebbe anche migliorare lo sport.

 

 



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