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ESCLUSIVA/ Nino Benvenuti si racconta: dalle sfide con Griffith ai mali della boxe moderna

Nino Benvenuti (Foto Ansa) Nino Benvenuti (Foto Ansa)

Ci può raccontare qualche aneddotto della sua carriera?

Quando andai a combattere per la prima volta in America contro Griffith riuscii a mantenere la calma, ad affrontare il match per il titolo mondiale, sicuro dei miei mezzi, delle mie possibilità contro un pugile così forte, anche se la stampa americana mi diceva che non avevo nessuna possibilità di vincere.

 

L’Olimpiade di Roma è stata indimenticabile…

Sì, la vittoria più bella per me. Una medaglia d’oro vale più di tanti titoli mondiali. E poi in quella manifestazione ho vinto anche il premio come miglior pugile del torneo, superando anche Cassius Clay.

 

Il ricordo più bello?

L’incontro con Griffith memorabile. Memorabile anche per i milioni di italiani che seguirono alla radio quell’incontro la notte del 17 aprile 1967. Ancora adesso c’è chi mi ferma e mi ricorda quel match così importante della mia carriera.

 

Gli incontri con Mazzinghi, Griffith e Monzon, com’erano questi personaggi?

Mazzinghi era un personaggio cupo. E’ rimasto cos’ anche adesso. Ho cercato di riannodare i rapporti con lui senza riuscirci. Griffith fa parte della mia vita di pugile e di uomo. Tre incontri che hanno fatto la storia del pugilato e poi un’amicizia che è nata dopo le sfide, che è continuata fuori dal ring. Ho fatto tanto per lui quando si è trovato in difficoltà, devo dire che per me Griffith è come un fratello. Monzon infine ha avuto una vita difficile, drammatica, piena di problemi culminati con il carcere. Ero anche stato a trovarlo, purtroppo poi quando era in semilibertà morì in un incidente d'auto.

 

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