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ESCLUSIVA MONDIALE PER CLUB/ Mister Ricci, l'italiano del Congo: la mia Africa e il segreto del Mazembe, l'anti-Inter

La formazione del Mazembe finalista (Foto Ansa)La formazione del Mazembe finalista (Foto Ansa)

I retroscena e le testimonianze vissute in presa diretta da Ricci in Africa sono state descritti molto bene e con passione nel libro «Africa, Boma ye!». Il titolo del volume si ispira alla frase che risuonava nello stadio di Kinshasa durante il mondiale dei pesi massimi (Alì-Foreman) nell’ottobre del 1974, quando il pubblico africano gridava a gran voce: «Alì, uccidilo». «Africa, Boma ye!». Ovvero Africa sconfiggi i tuoi avversari e gli speculatori delle tue ricchezze.

 

Nel suo curriculum può vantare numerose collaborazioni con club europei prestigiosi, fra questi non si può non citare la Juventus, ma gli scandali legati a calciopoli l’hanno nauseato a tal punto che per cinque anni si è dedicato a fare altro. Adesso ha ripreso e si occupa principalmente di giovani con la speranza di indovinare il campione di domani. In questi giorni è in Italia con due ragazzi: Profet, difensore ghanese del 1992 (in realtà è del 1993, ma se prima si abbassavano l’età per venire in Europa, oggi la alzano per aggirare le norme della Fifa che non permettono ai minorenni di circolare), e Atse (ivoriano, centrocampista difensivo alla Essien, tanto per intendersi). Il vero gioiello, però, è ancora in Costa D’Avorio: è nato nel 1994 ed è un portiere fenomenale, ma per il momento a causa dell’età non può spostarsi: «È un peccato perché, se il centravanti ha già una tecnica di base, il portiere ha bisogno di avere dei formatori; così si rischia di bloccare l’esplosione di un talento naturale». Perché in Africa, come scrive Ricci nel suo libro, il giovane ha poche possibilità per emergere: lo studio e la musica, lo sport o il banditismo. Se studiare è per pochi, inseguire un pallone è per tanti.

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