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SAMPDORIA GENOA/ Dramma e passione: ecco il derby piú derby

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Non c’è derby più derby di quello di Genova, vissuto, respirato, ascoltato, sostenuto da sentimenti forti. Solo per palati particolari. L’emozione è garantita anche in serie B, in Coppa Italia, in partite non esaltanti, anche quando si arriva, come in questa sfida pre-natalizia (mai derby così vicino al Santo Natale che sarà meno bello per una delle due parti in causa), con le batterie scariche e carichi di problemi. Anche se in tono minore, il derby di Genova è poesia, canzone, Fabrizio De Andrè e Bruno Lauzi, mare e monti, bosco e riviera, macaia e entusiasmo.

 

È come Genova, scorbutico, dà confidenza solo a chi lo sente dentro, a chi si coinvolge, a chi non fa lo gnorri. È il derby che s’accende sempre, che regala emozioni anche ai vecchi, cinici e bari come me. Dal primo che ho visto allo stadio, nell’autunno del 1973 (e voi neanche eravate nati) con Mario Corso (Genoa) che camminava come un lord e Giovanni Lodetti (Samp) che correva come uno scugnizzo – e finì aschifio per il Grifo - all’ultimo sul campo, nel 2008, con Diego Milito che faceva sfracelli.

 

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