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RICORDO/ L’Italia di Bearzot e Pertini che sbeffeggiò i giornali

Pubblicazione:mercoledì 22 dicembre 2010

bearzot_pertini_R400_21dic10.jpg (Foto)

Per uno strano destino, la fotografia più classica e più popolare di Enzo Bearzot, è quella che lo ritrae, pipa in bocca e di profilo, sull'aereo che lo riporta vincitore del mondiale dalla Spagna nel 1982. Al suo fianco c'è un'altra pipa storica, il Presidente della Repubblica dell'epoca, Sandro Pertini. I due sono assorti ma contenti e stanno giocando a scopa con due giocatori della nazionale. Contrariamente a quanto si sta sbandierando da ieri mattina nel mondo della comunicazione, quella fotografia fu da alcuni "sottili pensatori" accusata di populismo.


Era sembrato troppo eccessivo l'entusiasmo di Pertini durante la finale con la Germania. Il Presidente si alzava e sollevava le braccia in segno di giubilo al fianco di sua Maestà il re di Spagna Juan Carlos. E Bearzot era apparso come un "macrochiappico", troppo fortunato in quell'impresa, dopo un mondiale condito di veleni e di calunnie contro la nazionale di calcio italiana. Chissà che cosa passava per la mente dei "sottili pensatori". Forse non bisognava esaltarsi per un titolo ritornato in Italia dopo i due mondiali vinti prima dell'ultima guerra dall'Italia fascista.

 

Bearzot era poi un friulano educato, normale, per nulla trendy, allievo del paròn Nereo Rocco, un italianista che non riusciva mai a convincere nessuno nonostante i grandiosi risultati. A nessuno venne mai in mente di pensare che ai tempi del mondiale francese d'anteguerra, gli esiliati italiani, tra cui Pertini, facevano il tifo contro la nazionale.


A nessuno venne in mente di ricordare che i due mondiali "fascisti" erano stati ben diretti, arbitralmente, dal regime e che Vittorio Pozzo, il commissario tecnico dell'epoca, sapeva ben poco di tattiche calcistiche: finì il suo mandato dopo una batosta casalinga contro l'Inghilterra per zero a quattro, si giocava a Torino e c'era tutto il "grande Torino".

 


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