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RICORDO/ L’Italia di Bearzot e Pertini che sbeffeggiò i giornali

Pubblicazione:mercoledì 22 dicembre 2010

bearzot_pertini_R400_21dic10.jpg (Foto)

 

Bearzot tirò diritto. Continuò a mantenere il mediano intenditore più forte del mondo (giudizio di Cruyff ), Lele Oriali, e mise a flottare tra le linee un indemoniato cursore dai piedi buoni come Marco Tardelli. Davanti si affidò a un omino rapidissimo (aveva tempi impressionanti sui 400 metri) di nome Paolo Rossi, a cui avevano spaccato tutte due le gambe nella prima gioventù e poi la magistratura (tanto per cambiare) lo aveva forzatamente coinvolto in un giro di calcio scommesse. Quindi i moralisti di tutte le estrazioni ideologiche e sociali inorridirono. E' così' che Bearzot vinse la sua battaglia, fidandosi anche di un portiere quarantenne, il suo conterraneo friulano Dino Zoff.

 

Insomma, rinunciando alle teorie del "calcio totale" e ai sogni della "scuola napoletana", Bearzot preferì l'insegnamento dei mitteleuropei italiani come Rocco, che faceva partire tutto dai "Galli Insubri", cioè i milanesi che stavano con Annibale contro Roma nella battaglia di Canne e diceva in triestino:  "Ciò, i gà vinto in contropiede. Quando te lo capissi?".


A suo modo l'Italia calcistica che vinse a Madrid contro la Germania, rispecchiava l'Italia uscita dalla cupezza degli anni Settanta. Di fronte alle rivoluzioni "immaginarie" ma sanguinose, il Paese ritornava a una concretezza riformista, a una voglia di crescita, a un recupero di vita sociale senza la paura che saltasse fuori uno dall'ombra con la pistola per darti del "borghese" o del "fascista".


Cominciavano gli anni della "Milano da bere", oggi molto vituperati ma anche molto rimpianti. Si infrangeva il sogno del "compromesso storico" tra Dc e Pci e la "questione morale" di Berlinguer non attirava nemmeno una gran parte del partito comunista. Tutto sommato, per molti fu un mondiale scomodo sia per la "sinistra calcistica", sia per la sinistra politica. Bearzot se ne andò dopo quattro anni per aver difeso troppo i suoi "leoni di Spagna". Ma era giusto così. Nessuno naturalmente ne ha più parlato. Salvo rifarsi vivi alla sua morte, per avere un po' di luce che non si sono mai meritati.



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