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CHIEVO ROMA/ Su un campo da "beach soccer", i giallorossi si fanno rimontare

Ranieri_Roma_pensieroso_R400.jpg (Foto)

 IL SECONDO TEMPO. La crisi dei secondi tempi è tornata implacabile e presenta un conto salatissimo che si aggiunge al bilancio delle trasferte giallorosse: tre punti (derby escluso) raccolti dalla Roma lontano dall'Olimpico. E questa volta l'alibi del campo, pur inammissibile per una competizione di serie A, non giustifica gli errori di una squadra vittima di se stessa prima che dell'avversario. Già la scelta della formazione aveva destato qualche mal di pancia tra tifosi e addetti ai lavori: in panca una sfilata di stelle (Totti, Menez e Borriello), in campo i giovani (Greco) e i presunti scontenti (Adriano). Il risultato ha cominciato a scricchiolare già dagli inizi della ripresa. Tra il fango (tanto) e l'erba (poca) del Bentegodi, il centrocampo giallorosso boccheggiava senza fantasia, stressato dagli attacchi clivensi.

 

LA STRATEGIA DI RANIERI. Il primo cambio di Ranieri (dentro Taddei fuori Greco) non ha prodotto gli effetti sperati, stesso discorso per gli innesti tardivi di Menez e Borriello, chiamati a brillare quando la situazione era più che compromessa. A tutto ciò si aggiungano il nervosismo di Vucinic (ammonito) e De Rossi (espulso), ma anche gli episodi sfortunati come il maldestro intervento di J. Sergio in occasione del primo gol gialloblù e l'ingenua rimessa laterale di Taddei che ha "procurato" l'azione del raddoppio clivense. I due punti persi dalla squadra di Ranieri sono grandi come le inefficienze di un gruppo che, tra nervosismo e blackout, non ha saputo controllare una gara comodamente intascata dopo appena un tempo di gioco. Ed è così che, dopo Napoli e Inter, il piccolo grande Chievo dà l'ennesima lezione di calcio ad una big. Gli ingredienti? Grinta, umiltà e concretezza. I rimpianti, quelli sì, strabordano dal borsone giallorosso.

 

(Marco Fattorini)

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