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CALCIOMERCATO/ Milan, spunta l'idea Galloppa

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Sacchi boccia Galliani

Fra le tante cause della disfatta del Milan in Champions, secondo l’ad rossonero Galliani, vi sarebbe anche un’inferiorità economica fra l’Italia e l’Inghilterra. La pensa però diversamente Arrigo Sacchi, stimato allenatore romagnolo ex-Milan, che sulle pagine de La Gazzetta dello Sport confessa: «Galliani da grande conoscitore calcistico sostiene che i fatturati determinano i risultati.

 

Generalmente è vero, però non bisogna dimenticare che hanno vinto anche squadre dai bilanci modesti (Psv, Ajax, Porto) e che il Lione ha eliminato il Real dopo avergli ceduto Benzema ed incassato 35 milioni. Inoltre, ricordiamoci che Inter, Milan, Juventus e Roma sostengono dei costi di lavoro superiori a quasi tutte le altre squadre nel mondo. E se i fatturati non sono aumentati è stato anche perché si è puntato prevalentemente sulle televisioni e sul mecenatismo. Se invece di spendere solo soldi per i calciatori si fossero migliorate le strutture rendendole confortevoli e di proprietà, oggi i fatturati sarebbero diversi».

 

Sacchi prosegue nella sua analisi: «Quando il Milan acquistò Gullit, la multinazionale Philips costruì con quei soldi una tribuna coperta. Quanti club italiani hanno operato in modo analogo? Se vi sono meno soldi bisogna migliorare le idee, l'organizzazione e la pianificazione. Per esempio non è stata una buona idea, una decina di anni fa, abbandonare o trascurare i settori giovanili, depauperando un patrimonio culturale sportivo e storico. Si confidò solo sulla potenza economica e si trascurò di costruirci i campioni in casa. Tra l'uscita del Milan e quella del Real Madrid non ci sono punti in comune, se non la scarsa competitività dei loro campionati».

 

Chiusura sulla gara di Manchester: «Il Milan contro i fortissimi Red Devils è stato in partita solo nei primi 30 minuti di San Siro. La troppa differenza di intensità, velocità, ritmo e movimento collettivo ha avvilito i rossoneri ed esaltato Rooney (fenomenale) e compagni. Credo che agli uomini di Leo non si possa imputare nulla. Il compito era per loro proibitivo, visti anche gli infortuni di Nesta e Pato».

 

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