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ESCLUSIVA RAZZOLI/ Dall'Appennino a Vancouver, genesi di un campione. Video

GIULIANO RAZZOLI, unico oro nelle recenti olimpiadi di Vancouver, si racconta a ilsussidiario.net. Dai primi passi sulla neve all'emozione della sua gente che lo ha festeggiato come un re al suo ritorno dal Canada

Razzoli_R375_27feb10.jpeg (Foto)

GIULIANO RAZZOLI - E’ Il campione olimpico di slalom speciale alle recenti Olimpiadi di Vancouver. Giuliano Razzoli è stato l’unico atleta italiano ad aver conquistato una medaglia d’oro ai Giochi a cinque cerchi del 2010. Una vittoria limpida, senza discussioni che ha portato alla ribalta un vero campione.

La sua storia è suggestiva: figlio di quella Emilia che trova nell’Appennino una delle sue parti più belle e più profonde, è stato portato allo sci dalla passione del padre. A Razzolo, frazione di Villa Minozzo, dove è nato, un paesino in provincia di Reggio Emilia, i suoi concittadini gli hanno tributato onori e feste degne di un re. La sua emozione più grande. Eccolo in questa intervista esclusiva per ilsussiidario.net.

Razzoli, come ci si sente con un oro olimpico al collo?

E’ una gioia immensa. Una cosa veramente incredibile.

Quanti sacrifici hai dovuto fare per diventare un campione?

Tanti ma ne è valsa la pena. Adesso sono qua, con una medaglia d’oro.

Suo padre in questo senso è stato molto importante?

Mio padre è stato decisivo. Mi ha trasmesso la passione per lo sci. Mi ha accompagnato nelle prime uscite. E’ stato straordinario. Fantastico. Il mio primo maestro.

Tre dei personaggi che hanno conquistato l’oro nello sci maschile, Zeno Colò, Alberto Tomba e Giuliano Razzoli, sono nati sugli Appennini. Solo due, Piero Gros e Gustavo Thoeni, sono nati sulle Alpi. Una vittoria importante di queste montagne d’Italia…

Se lo dite voi. Certo fa piacere questo successo così particolare. Ma in fondo sia Appennini che Alpi fanno parte di questa nazione. E’ sempre l’Italia che vince.

In questo senso si sente l’erede di Alberto Tomba?

Tomba è stato superlativo. La sua carriera è stata incredibile. Questo paragone mi lusinga, ma non mi sento ancora al suo livello.