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CALCIOMERCATO/ Juventus, Andrea Agnelli e un nuovo socio finanziario: due mosse per tentare di uscire dal coma

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A questi vogliamo ricordare che fino al 2006 Andrea Agnelli era tutte le domeniche allo stadio, fino all'ultima drammatica passeggiata al fianco di Moggi e Giraudo sul prato del Delle Alpi. Pur non conoscendo personalmente Andrea Agnelli sappiamo bene che finora ha mantenuto un basso profilo per rispettare le ferree consegne interne alla famiglia che prevedono "che si comandi uno alla volta". In questo riconosciamo in lui lo spirito di abnegazione del padre Umberto che, proprio per seguire fedelmente le regole interne alla famiglia, aveva molte volte anteposto il bene comune alle proprie ambizioni personali.

 

Riteniamo, inoltre, che Andrea possa aver raggiunto un grado di saggezza tale da non commettere gli stessi grossolani errori del cugino, il quale, per gestire la Juventus, si è affidato ai consiglieri e agli uomini sbagliati, con le conseguenze che sappiamo. Il ripristino del famoso "patto del '94", e la riconsegna della Juventus nelle mani degli Umbertiani, potrebbe essere un primo passo; a nostro modo di vedere, però, non sufficiente a riportare la Juventus sui binari a cui era destinata prima degli eventi tragicomici del 2006. Nelle nostre analisi abbiamo sempre evidenziato che, per colmare il gap nei confronti dei grandi club europei, la Juventus avrebbe avuto bisogno di risorse economiche aggiuntive che solo l'ingresso di un nuovo socio "industriale" avrebbe potuto fornire. E questa svolta sarebbe ancora più necessaria se venisse confermata l'assoluta indifferenza della famiglia verso la ricostruzione della società e della squadra. Alla luce di quanto scritto finora sembrerebbe una situazione di stallo. E invece, dalla consultazione di alcune fonti del panorama finanziario internazionale, si starebbe delineando uno scenario assolutamente inedito, che non mancherà, nei prossimi giorni, di far discutere tifosi, azionisti e addetti ai lavori.

 

La vera novità potrebbe essere la cessione della maggioranza della Juventus da parte di Exor ad un fondo di investimento di private equity, il quale rileverebbe almeno il 51% del capitale e designerebbe come presidente della società proprio Andrea Agnelli, al quale sarebbe affidata la scelta del management operativo. Per la prima volta, dopo oltre 80 anni, la Juventus cesserebbe di essere un asset collegato comunque alle vicende del Gruppo Fiat e si avvierebbe ad essere una "entertainment company" indipendente, in grado di poter sviluppare finalmente le potenzialità del suo brand, attualmente depresse da una gestione non all'altezza della Juve.

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