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ESCLUSIVA/ Beatrice Adelizzi: dalla piscina alla Scala al ritiro: «Meglio la laurea in chimica»

BEATRICE ADELIZZI, bronzo mondiale nel nuoto sincronizzato si racconta a ilsussidiario.net e spiega la sua decisione di abbandonare la carriera agonistica per dedicarsi allo studio

Adelizzi_R375_22mar10.JPG (Foto)

Beatrice Adelizzi stupisce sempre. La nuotatrice, a soli 21 anni, ha lasciato l’attività agonistica per dedicarsi agli studi universitari di chimica, dopo aver conquistato la medaglia di bronzo ai Mondiali di Roma del 2009 nella categoria "solo libero" del nuoto sincronizzato. Una medaglia storica,la prima azzurra in questo in questo sport. Già precedentemente aveva ottenuto risultati importanti nella categoria juniores e un argento e un bronzo agli Europei di nuoto di Eindhoven del 2008. Ora l’atleta nata a Monza 22 anni fa ha debuttato alla Scala nell’opera Tannhauser di Richard Wagner, in scena fino al 2 aprile nel teatro milanese. In questa opera Beatrice infatti è protagonista di due momenti dell’opera, e quando entra in scena il palcoscenico, quasi per magia, viene ricoperto da un lago, così l’ex azzurra si esibisce di nuovo proprio nella sua specialità. Beatrice Adelizzi si racconta in questa intervista in esclusiva per il sussidiario.net.

Beatrice non è il caso di ripensarci e tornare al nuoto sincronizzato?

No non penso. Ho fatto la mia scelta. Sport e studio sono inconciliabili. E’ infatti impossibile fare nuoto sincronizzato ad alto livello e nello stesso tempo fare l’università. Per il momento non penso proprio di ripensarci. Sono concentrata sulla mia facoltà di chimica.

Più duro allenarsi o studiare?

E’ diverso. Comunque sono duri tutti e due.

Per quanti anni hai fatto nuoto sincronizzato?

Ho iniziato prestissimo, a 8 anni. Mi allenavo anche dieci ore al giorno, è stato un grande amore, ripagato da tante soddisfazioni.

Come il bronzo dei Mondiali di Roma…

E’ stato molto bello raggiungere quel risultato, così come le medaglie alle Olimpiadi di Eindhoven e la partecipazione alle Olimpiadi di Pechino 2008.

E allora perché questa scelta?

In Italia il nuoto sincronizzato non ti da una stabilità economica. Io poi non volevo fare l’allenatrice dopo la fine della carriera e così ho preferito concentrarmi sugli studi.

Ma hai vinto una medaglia…

Già ma se non arriva l’oro non conta niente. Negli sport minori devi vincere per essere ricordata. In Italia esiste solo il calcio.

E’ così anche negli altri paesi?

No, il nuoto sincronizzato in altre nazioni garantisce una popolarità e una sicurezza economica notevole. In paesi come la Spagna, la Cina, la Russia, il Giappone sei una vera e propria star.