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TORINO/ La pubblicità è l'anima dei Tesoro

L'impressione è che dietro i potenziali acquirenti della società granata ci siano anche altri interessi

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CESSIONE TORINO - Come fa un imprenditore, facoltoso e potente, a uscire dall’anonimato e farsi conoscere al grande pubblico? Semplice, si fa pubblicità. Questa banale legge di marketing sembra essere stata presa seriamente in considerazione da Savino Tesoro e da suo figlio Antonio. E l’occasione è arrivata: la decisione di Urbano Cairo di vendere il Toro. Fino a pochi mesi fa, infatti, la famiglia Tesoro aveva tanti interessi sul Torino calcio quanto un ultras granata di gemellarsi con la Juventus. A Busto Arsizio, l’estate scorsa, il loro primo impegno nel mondo del pallone. Salvarono la società dal fallimento, coprendo fideiussioni con denaro sonante. Probabilmente la decisione di investire nella Pro Patria era più spinta da interessi commerciali ed economici che da una passione reale per il mondo del calcio. Nulla di male, ci mancherebbe: sono imprenditori e si muovono da imprenditori...

Sono però da considerarsi, cosa che tra l’altro hanno ammesso anche loro più volte, dei neofiti del football. E i risultati si sono presti visti a Busto: acquisti sbagliati, errori di gestione e squadra nei bassifondi della classifica di Lega Pro. Questo per dire come, nonostante i soldi investiti, il calcio sia materia difficile e complessa. Una certezza comunque c’è: la famiglia Tesoro ha i soldi e le disponibilità per comprare il Torino.