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ESCLUSIVA SAMPDORIA GENOA/ Francesca Mantovani: il derby, i successi e le sconfitte di una vita in blucerchiato

Pubblicazione:domenica 11 aprile 2010

mantovani_paolo_R375x255_10apr10.jpg (Foto)

ESCLUSIVA SAMPDORIA GENOA - Al solito posto nella gradinata sud. Dal padre Paolo, indimenticato presidente della Sampdoria, ha ereditato una grande passione sportiva unita ai principi di lealtà e correttezza. Francesca Mantovani ancora oggi, nonostante la proprietà non sia più nelle mani della sua famiglia, è la tifosa numero uno del settore della gradinata sud, pronta ad incitare i suoi beniamini. E lo sarà anche questa sera per il derby della Lanterna. In questi trent’anni ha seguito le gare dei blucerchiati, assistendo da vicino alle vittorie e alle sconfitte di una squadra che con la gestione Mantovani (1979-2002) ha vinto uno scudetto e sei coppe, senza tralasciare una Champions sfumata per un soffio contro il Barcellona. Oggi Francesca, madre di due figli, fra le altre cose sponsorizza una squadra di Esordienti (in una società gestita dall’ex blucerchiato Marco Franceschetti) sul Lago Maggiore. Ilsussidiario.net ha pensato di sentirla alla vigilia del derby della Lanterna e per una serie di coincidenze: il 9 aprile il padre avrebbe compiuto 80 anni e, partendo dal sogno Champions, ci sono i presupposti, 25 anni (1985) dopo il primo trofeo (la conquista della Coppa Italia) targato Mantovani, per aprire una nuova serie positiva.

 

Francesca, dove vede il derby della Lanterna?

Il derby lo vedo al solito posto in gradinata sud. Sono abbonata con mio figlio dal 2002. Mi diverte molto seguire le gare in gradinata, spesso in piedi perché non si trova posto. Nella nostra famiglia c’è sempre stata la tradizione di assistere solo ai derby giocati in casa, un po’ per scaramanzia, un po’, come scherzava mio padre, per evitare lunghe trasferte.

 

Da una parte una squadra che insegue il sogno Champions, dall’altra una che cerca un difficile posto in Europa League: chi parte favorito?

Nel calcio non esistono favoriti, figurarsi in un derby. Spero che lo vinca chi merita. Papà mi ha sempre insegnato a saper accettare la sconfitta quando meritata. Il derby della Lanterna resta unico in Italia in fatto di tifo e coreografie.

 

Il derby è una sfida dal sapore particolare, ne ricorda uno in particolare?

Ricordo con piacere il derby della stagione ’78-’79, quando la Samp, due volte in svantaggio, vinse a 3 a 2 con gol di Roselli. Negli ultimi anni quello vinto con il gol di Maggio su assist di Cassano.

 

Può raccontare quando è sbocciato l’amore per i colori blucerchiati?

Mi sono innamorata della Samp fin da bambina (all’età di 12 anni, ndr) per colpa di mio papà (addetto stampa del club, ndr). Lo trascinavo anche in lunghe trasferte. Una volta, incinta, sono stata sgridata da Boskov («Francesca, tuo stato non permette certe cose») perché guidai la macchina fino a Cremona dove la squadra era in ritiro.

 

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