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ESCLUSIVA CALCIOPOLI/ Gazzoni Frascara: «Ma oggi lo chiamano Collina?». Il punto su Calciopoli 2

GIUSEPPE GAZZONI FRASCARA commenta gli ultimi risvolti di calciopoli: «Poche novità... i grandi club si garantivano i risultati per raggiungere la Champions dove ci sono i soldi veri»

Giuseppe Gazzoni Frascara, foto Ansa Giuseppe Gazzoni Frascara, foto Ansa

«Bisogna capire se oggi i presidenti chiamano Collina per fare le griglie». L’ex presidente del Bologna, Giuseppe Gazzoni Frascara, uno dei principali accusatori del sistema chiamato calciopoli, lancia una provocazione in esclusiva a ilsussidiario.net. In questa intervista spiega le sue impressioni sul mondo del pallone, dove a comandare sono i grandi club che puntano alla Champions «perché lì ci sono i soldi veri». Dodici anni nel calcio per ribadire la teoria della sudditanza psicologica dei direttori di gara. Rispetto alle ultime intercettazioni, secondo Gazzoni Frascara siamo in presenza di un imputato («il maggiore») che cerca di difendersi, ma nulla di più: «Non mi sembra che ci siano grandi novità». Alla domanda come uscirne, l’ex patron felsineo non ha dubbi: ci vorrebbe più fair play ovvero basterebbe non chiamare i designatori e gli arbitri.

 

Presidente, si può affermare che al processo di Napoli si è aperta una seconda fase di calciopoli?

Beh, direi che il maggiore imputato si sta difendendo. Da quello che ho letto, però, non mi sembra che ci siano grandi novità. Il nome di Calciopoli contribuisce a far aumentare la tiratura dei giornali, ma, mi ripeto, non ho letto telefonate nuove. Quella di Facchetti addirittura sembrerebbe tarocca, comunque saranno i Pm ad esprimere un giudizio. La gente credeva che calciopoli fosse finita, ma non è vero: semplicemente, però, ci potrà essere qualche imputato in più.


Ma gli addetti ai lavori avevano capito che il sistema funzionava in un certo modo?

Si sapeva che le grandi trattavano con gli arbitri. La stessa Lega calcio a Natale invita a cena tutti gli arbitri e i designatori. Poi bisogna scindere le situazioni: un conto è fare una telefonata per chiedere un numero di telefono (è il caso di Cipollini del Bologna, ndr), un conto è fare la griglia. Io non mi sono mai permesso di fare telefonate.

 

Perché la maggior parte delle intercettazioni riguardano solo le squadre di media-alta classifica?

Per forza, cercavano di garantirsi risultati positivi per andare in Champions, perché lì ci sono i soldi veri. Io e Garrone (presidente della Samp), ad esempio, non abbiamo mai parlato con nessun arbitro. A parte qualche eccezione (Foti), le telefonate più significative sono state fatte dalle squadre di alta classifica, poi c’erano alcune piccole squadre che erano vicine a Moggi. Non c’è niente di nuovo. I grandi club si garantivano risultati positivi per avere risultati positivi. Io ho vissuto 12 anni questa storia, so come funziona.

 

Lei ha visto da vicino la situazione, cosa si può fare per migliorare? Si deve tornare al sorteggio integrale?

Non lo so, io sono uscito. Ci vorrebbe più fair play e non si dovrebbero chiamare gli arbitri e i designatori. Rispetto a chi chiamava per protestare, c’è una telefonata del nostro Cipollini che chiama per scusarsi del gol di mano di Guly contro l’Udinese. L’arbitro di quella gara era Tombolini, che, se non sbaglio, alcune domeniche successive ci assegnò tre rigori contro.


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