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Calcio e altri Sport

CALCIOPOLI/ Caso Moratti-Bergamo, fonti inquirenti: «Disinformazione allo stato puro, vittime non possono diventare colpevoli»

Nessun illecito nelle telefonate intercorse fra Moratti e Bergamo

Moratti_R375_17feb09.jpg(Foto)

CALCIOPOLI – Nessun illecito nelle telefonate intercorse fra Massimo Moratti, patron nerazzurro, e Bergamo, ex designatore arbitrale. È questo in sintesi il pensiero degli inquirenti che hanno condotto l’inchiesta sugli illeciti nel mondo del calcio durante la primavera/estate 2006. «Un'opera di disinformazione allo stato puro – esordiscono gli inquirenti - il reato - proseguono le fonti - non è parlare al telefono, ma è reato quando si stipulano accordi illeciti. Le vittime non possono essere trasformate in autori del reato».

Fra le telefonate rese pubbliche in questi giorni, non vi sarebbe quindi nulla di illecito. I contatti fra dirigenti e designatori erano prassi comune, diverso, era chiedere favori di qualsiasi tipo. Sul caso era già intervenuto lo stesso patron nerazzurro, che al quotidiano La Stampa aveva dichiarato amareggiato: «Che tristezza. Che vadano pure a sbobinare tutto quello che vogliono non c'è alcun problema. So come ci siamo comportati noi dell'Inter e ho letto come si sono comportati gli altri».


COMMENTI
03/04/2010 - Cortina fumogena. (Giuseppe Crippa)

Inviterei la redazione sportiva ad una maggiore precisione di linguaggio. Questa vicenda si gioca su due piani, quello penale e quello sportivo. Se le conversazioni di Moratti non costituiscono reato penale, sono chiaramente illecite da un punto di vista sportivo. Non voglio pensare che si confondano volutamente i due piani. Fosse così, faccio presente che è comunque inutile innalzare una cortina fumogena sul comportamento di Moratti: tra pochissimo la Procura Federale diretta dal dott. Palazzi inizierà un lavoro che la stampa, volente o nolente, non potrà che registrare.