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Calcio e altri Sport

ESCLUSIVA/ Mazzoleni, azionariato popolare modello di sport sostenibile: il caso Geas basket

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Quando e come è sorta l’idea di costituire la cooperativa “Amici del Geas”?

Quando abbiamo dovuto trovare un modo attraverso il quale superare la pesante crisi nella quale si trovata il Geas avevamo in mente di riuscire a lanciare una sorta di azionariato popolare per coinvolgere un importante numero di persone intorno al progetto Geas Basket, purtroppo le normative nel nostro Paese non permettevano di farlo senza stravolgere le regole dello sport semi o professionistico. Così siamo partiti con una Srl non for profit che ha raccolto le prime dotazioni finanziarie e dopo il primo anno abbiamo pensato di coinvolgere intorno al nostro lavoro tutti coloro che avessero voglia di darci una mano. Da qui l'idea della cooperativa Amici del Geas. Molta gente non conosce il funzionamento delle cooperative e teme di rimanere invischiato patrimonialmente nelle avventure dello sport, altri sono in difficoltà a pensare di partecipare non solo sportivamente, ma anche aziendalmente a questa iniziativa che comunque rimane imprenditoriale (sebbene non for profit).

 

Nella cooperativa al centro c’è la persona. Come si esplica questo modus operandi in un team sportivo?

E' ancora più naturale che in una cooperativa, a maggiore ragione per chi fa sport di squadra. La vera sfida è sempre quella di riuscire a fare vivere a tutti un'esperienza gratificante, coinvolgente, premiante sia che si giochi nel mini basket sia che si sia sullo scenario della serie a. La nostra filosofia è sempre quella di divertirci anche nella sfida più impegnativa. Si traduce anche nel modo attraverso il quale i tecnici riescono a fare squadra consapevoli che, anche in questo caso, la vera sfida è quella di riuscire ad ottenere attraverso il gioco di squadra un risultato che sia maggiore della somma dei talenti messi in campo.

 

Si tratta di una sorta di azionariato popolare? Qual è la situazione attuale? Quanti sono i soci?

Sì, come dicevo l'idea è che la cooperativa diventi un elemento portante della governance del nostro sistema basket. Purtroppo dovremo lavorare a lungo ancora ma l'obiettivo è quello di arrivare ad avere numeri importanti di soci. Per ora siamo sotto le 50 unità.

 

In Italia questo modello si può estendere, secondo i suoi studi, anche ad altri sport che richiedono budget più onerosi? Penso al calcio, dove le società sono nelle mani di un’unica persona. Si tutti noi conosciam

O la polisportiva del Barcellona, con un abile mix tra il coinvolgimento di imprenditori con grandi disponibilità economiche e masse di sportivi che investono sul progetto della polisportiva si è realizzata un'azienda interessante, potente e vincente (sia nel calcio sia in altri sport compreso il basket). Certo mancano le leggi adeguate e, soprattutto, la cultura manageriale a supporto di questi progetti.

 

(Luciano Zanardini)

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