BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ESCLUSIVA/ Mazzoleni, azionariato popolare modello di sport sostenibile: il caso Geas basket

Pubblicazione:giovedì 13 maggio 2010

geas_basket_R375x255_12mag10.jpg (Foto)

Sesto San Giovanni - «La passione del fare e del fare nel sociale» è quella che ha spinto Mario Mazzoleni, un professore universitario con un curriculum di tutto rispetto, che sarebbe difficile da sintetizzare senza incorrere in errori, a sposare due anni fa – nominato presidente – il progetto di rilancio del basket Geas, un team che milita nel campionato di serie A1 femminile. La storica squadra, che all’attivo ha anche una Coppa dei Campioni, attraversava una grave crisi finanziaria, ecco allora che Mazzoleni ha accettato la sfida. Evitato il fallimento, è partito un programma che ha come obiettivo principale quello di rilanciare un «progetto educativo, sportivo e agonistico al femminile». E’stata costituita prima una Srl non for profit che ha raccolto le prime dotazioni finanziarie e dopo un anno è nata l’idea della cooperativa Amici del Geas dove la persona è al centro della mission dell’azienda perché si punta «ad ottenere attraverso il gioco di squadra un risultato che sia maggiore della somma dei talenti messi in campo». Per quanto riguarda i risultati, il 2010 dice che il sogno del Geas si è fermato sul parquet di Faenza nei quarti di finale dei play off scudetto. In questa lunga intervista concessa in esclusiva a ilsussidiario.net Mazzoleni, professore associato presso l'Università degli Studi di Brescia dove segue i corsi di Economia Aziendale, Economia e Gestione delle Aziende Cooperative e Temi Speciali di Bilancio e Bilancio Sociale (per informazioni si può consultare il sito internet www.academeia.it), racconta la genesi e lo sviluppo di un progetto che di fatto sta aprendo orizzonti nuovi nel panorama sportivo italiano.

 

Professor Mazzoleni, dalla cattedra alla gestione di una società che milita in serie A1. Ha risposto alla chiamata della passione?

Ad una chiamata di passione sì, anche se non direttamente per il basket. Per una tragica decisione del destino insieme ad alcuni amici ci siamo ritrovati una società storica nel basket femminile in gravissima crisi finanziaria e senza il suo uomo di riferimento Natalino Carzaniga morto improvvisamente per infarto due anni fa. Bisognava provare a salvarla dal fallimento e provare a rilanciare un progetto educativo, sportivo e agonistico al femminile. La passione del fare e del fare nel sociale mi ha così portato a seguire questa nuova avventura.

 

Cosa ha portato della sua esperienza professionale nel basket?

Dall'inizio ci siamo posti un paio di obiettivi da raggiungere. Il primo affrontare il progetto Geas come un impegno professionale che trasformasse la società in un'azienda con una propria logica strategica, una propria struttura organizzativa, proprie modalità di funzionamento, un proprio budget e una capacità di programmare a medio termine. Il secondo è stato quello di definire in modo chiaro la nostra missione che si è tradotta in lanciare un progetto di genere con forti connotazioni sociali ed educative supportato da un corretta vocazione agonistica. Vogliamo usare lo sport per fare crescere le nostre ragazze e giocatrici, dare loro il senso delle regole, della partecipazione, della condivisione e della sfida positiva. Puntiamo ad ottenere buoni risultati con la prima squadra, ma anche ad essere il vivaio di riferimento per tutto il movimento del basket.


  PAG. SUCC. >