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ESCLUSIVA GIRO D'ITALIA/ Chiappucci: montagne determinanti ma è un ciclismo senza attaccanti

CLAUDIO CHIAPPUCCI analizza la corsa rosa e apre alla possibilità di prendere il testimone lasciato di Franco Ballerini

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93° GIRO D'ITALIA - Arrivano le grandi montagne. Con un Giro d’Italia che comincerà a dare i suoi verdetti. Per parlare di questo abbiamo sentito Claudio Chiappucci uno dei grandi protagonisti delle delle corse a tappe di tutti i tempi. Una Milano – Sanremo, un secondo posto al Campionato del Mondo nel 1994. Ma soprattutto due secondi posti e un terzo posto al Giro d’Italia, dove ha anche conquistato per tre volte la Classifica del miglior scalatore. Due secondi posti e un terzo posto al Tour de France dove ha vinto per due volte la Classifica del Gran Premio della Montagna. Un corridore che per il suo stile e la sua filosofia  - sempre all’attacco - ha saputo conquistare molti tifosi. Eccolo in questa intervista in esclusiva per il sussidiario.net

 

Chiappucci arrivano finalmente le grandi montagne. In quali di queste salite si deciderà il Giro?

Può decidersi in ognuna di queste salite. Ogni giorno è buono per sferrare un attacco importante.

 

Ma non vede nessun corridore in grado di imporsi di fronte agli altri in queste salite?

Secondo me c’è un equilibrio abbastanza forte. Non vedo nessuno in grado di compiere azioni incredibili.

 

Perché tutto questo?

Perché non ci sono più scalatori dotati di una classe fantastica.

 

Vuol dire che il livello del ciclismo è sceso?

Si secondo me non ci sono più i fuoriclasse in questo sport.

 

Quando correva lei c’erano Indurain e Bugno…

E c’e n’erano tanti altri. Il livello quando correvo io era certamente più alto.

 

Indurain ha detto che vincere al Tour e al Giro senza di lei avrebbe avuto meno valore…

Io rispondo che se non ci fosse stato Indurain avrei vinto qualcosa in più anch’io...

 

Lei era un grande scalatore….

Mi difendevo e soprattutto amavo il ciclismo d’attacco. Quello spettacolo che adesso sembra un po’mancare. Secondo me attualmente si vuole troppo controllare la corsa senza cercare di fare mai l’impresa che entra nella storia di questo sport.

 

A lei quindi le sarebbe piaciuto un Giro così duro come quello di quest’anno…

Certo. Ma adesso sono solo uno spettatore.

 

Chi vincerà quindi il Giro 2010?

 

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