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FINALE CHAMPIONS/ Inter, Milito e Mourinho: trionfo e passo d'addio

Pubblicazione:domenica 23 maggio 2010

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FINALE CHAMPIONS LEAGUE - Giù il cappello, e basta. José Mourinho ha disegnato una stagione straordinaria – Supercoppa esclusa – e taglia il traguardo più atteso, per una tripletta mai ottenuta da una squadra italiana. Quello per cui Massimo Moratti l'aveva chiamato all'Inter, quello che il popolo nerazzurro attendeva con maggior fame, dopo 45 anni di digiuno tra la coppa dei Campioni che fu e la Champions League di oggi.

 

Un compito assolto da padrone dell'Europa, dopo aver fatto dell'Italia il proprio orticello di successo. Dimenticata la fase a gironi affannata. Quando si è trattato di giocarsi tutto nell'arco dei 180 o 90 minuti, i nerazzurri sono stati implacabili e contro avversarie di rango eccellente, Cska escluso: il Chelsea di Carlo Ancelotti, il Barcellona di Pep Guardiola, il Bayern di Louis Van Gaal. Tutte piallate, anche chi – come i catalani – aveva fatto in precedenza il fenomeno contro l'Inter. Un trionfo tattico, soprattutto. Mourinho ha vinto come piace a lui, con una squadra coperta e micidiale nelle ripartenze, potendo contare su un terminale devastante come Diego Milito. E il Principe non si è smentito: dopo la rete decisiva in coppa Italia, dopo il gol che ha fissato lo scudetto a Siena, ecco la doppietta che pone i nerazzurri sul tetto d'Europa per la terza volta nella loro storia.

 

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