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93 GIRO D’ITALIA/ Basso il Giro è tuo, cronaca dei giorni chiave del trionfo

Il varesino vince il suo secondo giro e annuncia l'arrivo del terzo figlio

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Sulla passerella rosa che dal traguardo portava gli atleti fin dentro l’Arena di Verona, ieri, 30 maggio 2010, Ivan Basso ha concluso, vincendolo, il 93° Giro d’Italia. Una crono corta, quasi una tappa-passerella finale per prendere gli applausi, come i crono-prologhi iniziali servono più a presentare i protagonisti al grande pubblico, che a scavare grandi divari in classifica. Boato della folla che grida il suo nome, arena con tifosi ovunque, la famiglia ad attenderlo dietro al palco e l’annuncio in diretta: «Aspettiamo un terzo figlio».

 
Basso la Maglia Rosa l’ha conquistata solo 48 ore prima, nel primo dei due tapponi lombardi del Giro, ma già dallo Zoncolan, una settimana fa, si era capito che la corsa poteva essere sua. Lo Zoncolan, in terra carnica: tappa meravigliosa che Basso ha vinto dopo aver messo a tirare la sua squadra sui 3 gran premi della montagna precedenti e avere attaccato con progressioni potenti per tutti i 10 km finali. Ad uno a uno saltavano tutti; anche Scarponi, Cunego ed Evans pativano il ritmo del varesino. Distacchi abissali, un minuto tra ogni corridore, i volti tirati, lo sforzo estremo su questa montagna verticale, dalle pendenze percentuali sempre in doppia cifra, che culmina in 2 km di tornanti tra la gente, con gli Alpini a far la guardia ad una strada troppo stretta persino per ospitare le transenne. In un’inquadratura televisiva si vedeva il profilo del monte ripieno di puntini colorati: la montagna non c’era più: il cielo contornava semplicemente un triangolone all’insù formato da decine di migliaia di spettatori. Nel mezzo, Basso saliva demolendo gli avversari. In quei giorni, tra Montegrappa e Carnia, Basso mostrò soprattutto ad Evans, Nibali e Scarponi chi doveva comandare, ma regolò anche un primo conto lasciato in sospeso all’Aquila: quello con Richie Porte, che usciva dalla battaglia per la Rosa definitivamente. Ma di cliente aquilano scomodo ne restava ancora un altro, e molto ostico.
 
Restava solo lo spagnolo Arroyo come avversario tosto davanti al varesino, ma l’impressione era quella che Ivan lo aveva già comunque messo nel mirino, per punirlo. Sì, perché in questo Giro ci sono stati dei colpevoli, e dietro loro i grandi del ciclismo, a modi guardie, hanno inscenato un inseguimento. Un gruppo di scalmanati irresponsabili ha avuto una trovata d’altri tempi, la fuga bidone, e ha acceso questo Giro – già di per sé ricchissimo – d’una rincorsa entusiasmante. Ecco cos’avevan fatto Richie Porte ed Arroyo assieme ad altri 54 corridori: avevan messo in scena una fuga a lunghissima gittata... ed era andata bene, coi big della classifica tagliati fuori dalla loro stessa pigra sicumera! Eccoli, i nomi famosi del ciclismo, condannati a dovere attaccare ed attaccare ancora, ad ogni metro, per recuperare – recuperare un sacco di minuti che avevano lasciato ad alcuni poco noti, ma che poi proprio brocchi non erano affatto.
 
 
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