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ROBERTO ROSATO/ La scomparsa del difensore vice campione del mondo. Il ricordo di Paolino Pulici

Nella foto, un giovane Roberto Rosato con la maglia della nazionale Nella foto, un giovane Roberto Rosato con la maglia della nazionale



ROBERTO ROSATO MORTE
– Gigi Riva, che giocò con Rosato in nazionale, lo ricorda anch’egli commosso. “Sapevo da tempo che Roberto era malato, ora è finita. Era un gran marcatore e una gran brava persona. Io lo ricordo come un leone per il coraggio, nel calcio ma anche nella vita. Abbiamo passato una vita insieme, in nazionale. Ho ancora nella mente la finale del '70, a lui spettava Pelè: ci mise tutto il suo coraggio, fino alla fine, oltre il vantaggio del Brasile". Nato a Chieri il 18 agosto 1943, era cresciuto calcisticamente nel Torino, squadra che lo fece esordire in serie A il 2 aprile 1961 in contro la Fiorentina.

Nel Torino giocò sei stagione, poi Nereo Rocco, allenatore del Milan, lo volle nei rossoneri dove si trasferì nel 1966. A Milano raggiunse storici traguardi: la Coppa Italia appena arrivato, poi lo scudetto, la Coppa delle Coppe nel 1968, la Coppa dei Campioni nel 1969 e anche la Coppa Intercontinentale. Vincerà un’altra Coppa delle Coppe nel 1973 per poi trasferirsi al Genoa. La sua ultima stagione da professionista è quella del 1976-77.




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COMMENTI
23/06/2010 - un ricordo commosso (angelo balzano)

Il migliore stopper del calcio italiano moderno.Nessuno è stato in queato ruolo così tenace,determinato e grintoso come lui. Altri stopper della nazionale come Guarneri, Morini,Bellugi,Collovati,Ferri,Costacurta ed altri non avevano la sua classe ed i suoi notevoli ed innati tempismo ed intuito di incontrista. Seppure avesse le gambe ad ics. Lui (come altri fuoriclasse tuttora insuperati della nazionale del Messico)avrebbe ampiamente meritato di vincere il campionato del mondo.Ben più degli azzurri di Spagna del 1982 o di quelli del 2006. Ma,ahimè, incappò in semifinale nella più grande Germania di sempre (con Muller,Beckenbauer,Overath,Schnellinger,Maier,Vogts,Grabowsky e Seeler, quest'ultimo un'icona del calcio tedesco definito il Pelè bianco, tutti all'apice del loro furore agonistico). E,come se non bastasse, in finale con la nazionale brasiliana di Pelè (con cinque mezze ali che sarebbero stati, ciascuno, leader in ogni altra nazionale) ritenuta dai più la più grande di ogni tempo. Per giunta stremato da una semifinale durissima sia sotto il profilo fisico che psicologico e tanto più dispendiosa perchè giocata in altura dove l'aria è più rarefatta, dove si respira meno ossigeno ad ogni boccata. Ed in America dove, per un fattore ambientale evidentemente molto influente, hanno sempre vinto i campionati del omndo squadre nazionali di quel continente e mai europee. Lo ricordo con grande stima, affetto e commozione. Mi mancherà. Angelo Balzano.