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KO MONDIALE/ Povera Italia, figlia di un campionato minore

Gli azzurri bastonati in Sudafrica sono lo specchio del valore del nostro campionato: l'Inter vince ma senza gli italiani. Gli errori di Lippi hanno fatto il resto. Il punto di NANDO SANVITO

Tifoso_Ita_r375_24giu.jpeg (Foto)

Avevamo una squadra per vincere il Mondiale? No. Con questa squadra però potevamo fare meglio che arrivare ultimi in uno dei più facili gironi del torneo? Senza dubbio. E su questo punto Lippi e i giocatori non hanno alibi. E' bastata l’assenza di Pirlo a mandare in crisi la Nazionale per 250 minuti, niente gioco, niente idee, niente di niente, nazioni disperse nei meandri del Ranking Fifa sono diventati ostacoli insormontabili, i campioni del mondo non sono riusciti a mettere sotto la Nuova Zelanda, terra di rugbisty e navigatori, non certo di calciatori. “Fragilità psicologica” è la spiegazione del commissario tecnico. Già, ma la testa è a posto quando c’è convinzione, naufraga quando sente insicurezza.

 

Quattro anni fa in Germania abbiamo giocato bene a sprazzi, in qualche rara occasione, ma partivamo da una certezza, una organizzazione di gioco ben definita con degli interpreti all’altezza del nostro tradizionale punto di forza, la capacità di difendere. In altre parole sapevamo che era difficile per chiunque farci gol e infatti ce ne hanno fatti solo 2 in tutto il Mondiale, uno su autorete e uno su rigore. Quando dietro (difesa e centrocampo) non soffri, il 70% del lavoro è fatto, davanti prima o poi qualcosa arriva. In Sudafrica invece non solo abbiamo continuato a giocare male (siamo anzi ulteriormente peggiorati) ma, a differenza del 2006, non abbiamo mai avuto punti di riferimento stabili, né come modulo di gioco né come solidità difensiva: se prima eravamo impentrabili adesso è troppo facile farci gol.

 

Ci sono giocatori rimasti in Italia, che ci avrebbero fatto comodo in Sudafrica? Sì. Qualcuno capace di saltare l’uomo ce l’avevamo e non portarlo è stato un errore: Balotelli avrebbe potuto adattarsi agli schemi di Lippi, Cassano forse un po’ meno, ma affidarsi al solo Camoranesi (vederlo nella Juve quest'anno per credere) come uomo d'inventiva è stato un azzardo troppo evidente dopo la sua tribolata stagione.

 

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COMMENTI
25/06/2010 - Grazie comunque Marcello, auguri Cesare! (Giuseppe Crippa)

La disamina di Nando Sanvito, di cui apprezzo la pacatezza, mi sembra correttissima. Aggiungerei soltanto un addio a Lippi, cui va comunque riconosciuta la coerenza con la quale ha portato avanti la sua difesa di un gruppo al quale noi tutti abbiamo negato il credito di fiducia che sarebbe stato bene comunque dare, e l’augurio a Cesare Prandelli di non ripetere l’errore capitale del predecessore: la paura del nuovo, del giovane, del “diverso” (non per il colore della pelle ma per il comportamento, in campo e non, al di fuori di schemi conformisti).