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Calcio e altri Sport

ESCLUSIVA NAZIONALE/ Il post Mondiale: puntare sui giovani, ecco il modello Brescia

LEONARDO MANTOVANI racconta la politica dei vivai italiana e il modello Brescia, alla ricerca dei giovani talenti che in Italia sembrano non esserci più

Balotelli_naz_R375_8set09.jpg(Foto)

Continua l'inchiesta de ilsussidiario.net sul futuro della Nazionale dopo l'eliminazione ai Mondiali. Dopo l'intervista a Luciano Moggi  oggi affrontiamo lo stato del settore giovanile in Italia con Leonardo Mantovani ex dirigente del Brescia ora al Napoli di De Laurentiis.

Forse la delusione dell’Italia al Mondiale sudafricano ha avuto un aspetto positivo, cioè quello di mettere sotto una lente di ingrandimento il lavoro delle società. Abbiamo chiesto a Leonardo Mantovani, da qualche mese in forza al Napoli, di passare in rassegna la situazione del calcio giovanile. Forte della sua esperienza (all’Udinese come collaboratore esterno e a Brescia, dove ha sviluppato un modello di scouting che ha permesso di scovare e lanciare molti campioni), racconta cosa si muove attorno al settore giovanile italiano che, paradossalmente per tanti, può vantare «un mercato più importante di quello dei big».

Come fare allora? «Le società più lungimiranti si sono mosse da tempo, scegliendo – sottolinea Mantovani – di avere un direttore sportivo specifico per il settore giovanile». Tutti – nel rispetto delle regole internazionali imposte dalla Fifa – sono alla ricerca di talenti da portare alla ribalta. Non ci sono ricette particolari, se non la capacità di lavorare sul medio-lungo periodo. «Queste squadre – ricorda – si stanno organizzando per avere uno staff di persone capaci. Non bastano semplici allenatori, ma servono quelli bravi a crescere i ragazzi. Quando i ragazzi passano dagli Allievi nazionali a giocare in Primavera si ritrovano di colpo a sfidare giocatori più grandi e magari qualche volta trovano sul campo elementi della prima squadra che devono recuperare dagli infortuni. L’allenatore deve, quindi, essere in grado di dare qualcosa in più». Per spiegare meglio il concetto Mantovani riprende un esempio caro a Carletto Mazzone: «Il mondo è pieno di ragazzi che giocano bene a pallone, la differenza è essere un calciatore». A Brescia si è visto che attraverso il lavoro sul campo sono arrivati anche i risultati e le soddisfazioni perché «a livello giovanile si provano emozioni inimmaginabili. Questa è una ricchezza (il cameratismo, l’essere tutti per uno) che non va certamente persa. Purtroppo il problema si pone per noi società che molte volte abbiamo le mani legate (per le regole imposte sugli extracomunitari dalla Federazione, nda)».