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Calcio e altri Sport

NAZIONALE/ Tocca a Prandelli risollevare l'Italia (a pezzi) del pallone

Oggi la presentazione dell'ex tecnico Viola che si trova davanti un calcio azzurro in decadenza, senza guide, senza campioni, senza strutture

Prandelli_R375_5mar10.JPG(Foto)

Italia, si volta pagina. Comincia l'epoca di Cesare Prandelli, si apre un periodo tutto da interpretare, carico più di rischi che di certezze. Si riparte dopo un fallimento storico al Mondiale, di cui aspettiamo ancora di scoprire i padri: Giancarlo Abete se ne è assunto la responsabilità restando al suo posto; Marcello Lippi con un addio che era noto ormai da mesi. Si riparte da una squadra che dovrà essere rifondata fin dalle radici più profonde, perché il fallimento dell'Italia è stato il fallimento di tutto un movimento calcistico. Un movimento che, dopo aver metabolizzato Calciopoli, non è stato in grado di rinnovare se stesso, protetto dal paravento offerto da Berlino 2006. Nelle strutture, per esempio, visto che si continua a giocare in stadi che fanno una pessima figura a confronto di tutt'Europa (con l'unica eccezione rappresentata dalla Juventus, che ha investito il suo futuro sul nuovo impianto).

Da qui riparte Prandelli e dovrà fare tutto di corsa. Perché il 10 agosto ci sarà la prima amichevole (con raduno il giorno precedente), perché il 3 settembre sarà tempo di qualificazioni europee. Di corsa e in affanno perché le società già mugugnano per un test in piena estate, nel pieno della preparazione estiva, e già guardano storto non appena si comincia a parlare di stage. Nazionale ancella del campionato e non viceversa, come accade nel resto del mondo. Un ostacolo e non una risorsa per il pallone intero: l'esatto contrario di quanto si verifica in Germania, come ha lucidamente raccontato in questi giorni Oliver Bierhoff chiedendosi (retoricamente) se in Italia saremmo capaci di aspettare la maturazione di giovani, come hanno fatto loro con Ozil.