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INCHIESTA FLOP ITALIA/ Favini: vi racconto il mio amico Prandelli, lui rilancerà gli azzurri

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C’è chi vede il 2010 come anno zero del calcio italiano: Prandelli, infatti, dovrà fare i conti con il ricambio generazionale auspicato da molti. Facile rinunciare ad alcune persone (Camoranesi, Cannavaro, Zambrotta, Gattuso, solo per fare alcuni nomi), più difficile trovare il giusto equilibrio tra le diverse età: «Saprà fare il giusto mix, anche perché conosce il calcio e in particolare il settore giovanile. Entrambi abbiamo un concetto sul quale abbiamo ragionato a lungo: il campo è leale con tutti, al di là dei giudizi che esprimono critici e giornalisti».

 

Resta il fatto che la situazione italiana non sembra così incoraggiante, perché «il calcio giovanile non gode di aria favorevole e tutti hanno delle responsabilità». Cioè? «Ci siamo concentrati troppo su alcuni problemi – continua Favini – e poco su altri, fra quelli sottovalutati inserisco la formazione, cioè l’elemento base: il perfezionamento della qualità tecnica». Il Mondiale negativo va, quindi, riletto con un’analisi più ampia. «E’ facile dare colpa a Lippi, che peraltro ha tolto tutte le responsabilità agli altri, ma la colpa è di tutto il calcio giovanile». Nel pensiero di tanti e, anche di Favini, c’è l’esplosione del numero di stranieri nelle giovanili: «Sono arrivati a flotte, così sono venuti a mancare molti posti per i nostri, anche perché quando lo straniero che arriva è al momento più bravo, ma così facendo abbiamo chiuso lo spazio agli italiani».

 

La palla ora passa «agli organi federali» senza escludere («da noi, forse, è ancora un po’ presto») la scelta tedesca delle naturalizzazioni. Succede anche che adesso le squadre medio-piccole si trovano una concorrenza agguerrita da parte dei grandi club. Ci sono, comunque, spiragli positivi, si pensi all’Under 19 che vede protagonisti alcuni atalantina. «Abbiamo giovani di qualità e, purtroppo, il nostro settore giovanile dell’Atalanta non è mai stato preso sufficientemente in considerazione dagli addetti ai lavori. Ci sono stati degli anni in cui l’Inter e il Milan, per fare un esempio, avevano abdicato il settore giovanile; adesso, invece, stanno investendo, potendo puntare su una maggiore partecipazione finanziaria». Cosa succede allora? «Che qualche giocatore di buonissimo livello finito al Milan, all’Inter o alla Fiorentina avrebbe dovuto restare all’Atalanta. Si è scatenata una guerra di natura economica».