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CALCIOMERCATO/ Roma, si chiude l'era Sensi:17 anni di vittorie, amore e polemiche

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ROSELLA SENSI. Dal 2008 al timone della Roma siede Rosella Sensi che ha ereditato dal padre la grande passione per la Roma nonché la gestione della holding di famiglia con debiti annessi. Lei, giovane presidentessa classe 1971, piuttosto riservata e poco avvezza alle polemiche, ha mantenuto un profilo basso, lavorando con discrezione e professionalità, affiancata da dirigenti e collaboratori con i quali ha costruito una delle poche società in Europa che si nutre di autofinanziamento. Una pratica rara e lodevole nel mondo spendaccione del calcio, caldeggiata più volte da Michel Platini e messa in atto in pianta stabile dalla società giallorossa che ora costituisce un modello positivo per mezza Europa. I bilanci del club giallorosso sono forse il miglior biglietto da visita per una società dal monte ingaggi contenuto (80 milioni) che negli ultimi anni ha sapientemente dosato cessioni importanti ma non fondamentali (Mancini, Aquilani), mantenendo una squadra competitiva in grado di rimanere stabilmente nell'elite del calcio europeo e dar battaglia all'Inter di Moratti.

 

ALTI E BASSI. Ai buoni risultati amministrativi e sportivi (una Supercoppa, due coppe Italia) non è però corrisposto l'amore di una tifoseria che, con umori diversi, non ha mai accettato all'unanimità la presidentessa. Forti sacche di contestatori hanno continuato a criticare Rosella Sensi anche nei momenti calcisticamente positivi dell'As Roma. Una critica che, ad opera di alcuni, è degenerata in minaccia tanto da costringere la primogenita Sensi a girare per Roma con la scorta. Sostenuta da alcune potenti radio romane e osteggiata da più d'una firma della stampa locale, Rosella Sensi ha lottato contro la diffidenza di una fetta di opinione pubblica e tifoseria che le hanno più volte rimproverato una certa mancanza di comunicazione. Altri ancora non hanno digerito il fatto che la presidentessa percepisse uno stipendio di 1,1 milioni per il suo ruolo in società. A complicare il quadro generale sono intervenute anche le ristrettezze economiche della società, imposte dall'austerity dell'autofinanziamento, che spesso non hanno consentito colpi di mercato all'altezza delle aspettative dei tifosi.

 

SENSI-UNICREDIT. Da mesi ormai hanno preso il largo le voci in merito ad una cessione della società, favorita dal forte indebitamento di Italpetroli. Ipotesi che la Sensi ha allontanato più di una volta in nome di una passione tramandatale dal padre che lei intendeva portare avanti finchè possibile, anche a costo di una battaglia legale con Unicredit che, nel frattempo, era tornata alla carica per riscuotere il dovuto. Non sono bastati i rinvii, i temporeggiamenti e le "toppe" politiche tra cui diversi incontri con il sottosegretario Letta, amico di famiglia. Alla fine la Roma, in quanto asset più prezioso del portafoglio Sensi, è stata inclusa nell'accordo di azzeramento del debito con la banca di Piazza Cordusio che ora cercherà di piazzarla al migliore offerente per rientrare dei denari che le spettano.

 

L'EPILOGO. Amore, soldi e passioni. Storie contrastanti che nel calcio si incontrano quotidianamente e che quasi mai prendono la piega preferita da tifosi e appassionati. L'era dei Sensi ha chiuso i battenti dopo 17 anni di grandi sussulti e botte di vita non indifferenti, un quasi ventennio che rimarrà indelebile nella storia giallorossa per quantità di trofei e qualità del gioco. Ma anche per la singolarità e la passione con cui la società è stata sospinta negli anni. Un quasi ventennio in cui l'amore della famiglia Sensi per la Roma ha riempito i cuori dei sostenitori di amore e polemiche. D'altronde, come disse Franco, "prima di qualunque successo l'orgoglio maggiore è quello di essere nati tifosi di questa squadra".

 

(Marco Fattorini)

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