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CALCIOMERCATO/ Roma, si chiude l'era Sensi:17 anni di vittorie, amore e polemiche

Unicredit e Italpetroli hanno siglato l'accordo per la ristrutturazione del debito e la cessione degli asset, Roma compresa. Ripercorriamo i 17 anni di gestione Sensi

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CALCIOMERCATO ROMA - Tramonta definitivamente l'era Sensi. Dopo 17 anni di onorato servizio dell'As Roma, la famiglia di Franco e Rosella esce definitivamente dalla storia giallorossa, consegnando a Unicredit le chiavi di Trigoria. Mossa obbligata e sofferta alla luce del debito di 325 milioni che la holding Italpetroli ha accumulato nei confronti dell'istituto guidato da Alessandro Profumo. Così, in cambio dell'azzeramento del debito, la dottoressa Rosella Sensi ha firmato l'accordo che prevede la cessione di tutti gli asset di Italpetroli, As Roma compresa. In questi mesi lei rimarrà comunque al timone della società, nell'attesa che si concretizzi un compratore.

 

UN AMORE COSTOSO. Una storia lunga diciassette anni, partita nel 1993 quando l'imprenditore-editore-petroliere marchigiano Franco Sensi prese la Roma per i capelli, salvandola dal fallimento insieme a Massimo Mezzaroma. Pochi mesi dopo, il padre di Rosella ne rimase unico proprietario, innamoratosi ogni giorno di più dei colori giallorossi. Sensi ha investito tutto se stesso, il suo impegno, le sue parole ma anche (e soprattutto) i suoi denari al sevizio della Roma. Tanto che arrivò a impegnare buona parte delle proprietà di famiglia per finanziare la squadra e mantenerla ad alti livelli. Alberghi, terreni, immobili venduti in nome dei colori giallorossi: l'hotel Cicerone di Roma, il "Corriere Adriatico" e le quote degli aeroporti di Roma ne sono alcuni esempi. Nonostante questi sforzi, i debiti hanno comunque appesantito Italpetroli. La holding di famiglia, nucleo dell'impero di Franco che un tempo muoveva il 13% del petrolio italiano, è giunta ad oggi con un passivo di 325 milioni da rendere a Unicredit e 80 da restituire a Montepaschi di Siena.

 

CONTRO TUTTI. L'amore di Franco Sensi per la Roma si è espresso anche attraverso la sua lotta al Palazzo e ai poteri forti del calcio con cui il presidente è spesso arrivato al litigio. Celebri, a tal proposito, i duelli verbali con Moggi e Galliani. Pochissimi peli sulla lingua, tanta voglia di affermare i diritti della sua Roma, a costo di deferimenti, multe e richiami. I più critici ricordano anche la defaiance dei Rolex d'oro regalati agli arbitri. Appassionato e sincero, Franco Sensi ha coltivato un rapporto altalenante anche con la propria tifoseria che, in più d'una occasione, non gli ha risparmiato velenose critiche, nonché qualche slogan al vetriolo del tipo "Sensi senza senso". Alla fine ha trionfato l'affetto dei 2 milioni a Circo Massimo per festeggiare il terzo scudetto giallorosso. Così anche l'amore dei 30mila che, in seguito alla morte di Sensi avvenuta nell'agosto 2008, hanno fatto visita alla camera ardente allestita per lui in Campidoglio. Un presidente indimenticabile che ha rappresentato "l'ultima espressione della cultura orale del calcio romano", come amava lui stesso definirsi.

 

TRIONFI. Un affetto maturato in 17 anni durante i quali la Roma è tornata ad esprimersi ad alti livelli nel calcio che conta. L'era Sensi ha aperto la bacheca di Trigoria ad uno scudetto (2000-2001), due coppe Italia (2006-2007,2007-2008) e due Supercoppe italiane (2001-2007). Senza contare i cinque secondi posti guadagnati in campionato, due dei quali avrebbero potuto tramutarsi in scudetti, salvo poi essere scuciti dall'Inter all'ultimo minuto. L'era Sensi ha visto avvicendarsi allenatori del calibro di Mazzone, Capello, Spalletti e Ranieri, oltre a diversi fuoriclasse che hanno calcato il prato dell'Olimpico: Giannini, Balbo, Fonseca, Totti ("il mio unico figlio maschio", diceva Franco), Batistuta. Un periodo di gioie e dolori, brucianti sconfitte all'ultimo minuto e aspre polemiche: il tutto condito dall'amore e dalla passione di una tifoseria che nell'anno 2002-2003 ha portato all'Olimpico la cifra record di 48.687 abbonati. Oltre alle numerose trasferte da 20mila e più presenze.

 

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