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Calcio e altri Sport

ESCLUSIVA CICLISMO/ Vi racconto mio padre Gino Bartali, un angelo di uomo

ANDREA BARTALI racconta la figura del padre, uomo che ha fatto la storia del ciclismo. E non solo, perché la bicicletta è stato anche il pretesto per salvare numerosi ebrei durante la seconda guerra mondiale...

coppi_bartali_R375x255_30ago10.jpg(Foto)

Bartali, un uomo vero, ancora più forte del campione. Al Meeting di Rimini abbiamo incontrato il figlio di Gino Bartali, Andrea, venuto a presentare ai ragazzi dell’area sportiva chi era suo padre, in un incontro intitolato È un diavolo di campione, è un angelo di uomo.

Le imprese sportive di suo padre non hanno bisogno di troppi commenti. I Giri e i Tour vinti, il record assoluto di maglie verdi conquistate, le fughe impossibili. Ci racconti di qualche episodio che ci mostri chi era veramente Bartali.

C'è un episodio successo nel 1938. Quell’anno l’Italia vinse i campionati del mondo di calcio, in Francia, giocando con la camicia nera. Mussolini la ricevette in pompa magna. Anche mio padre vinse il Giro di Francia quell’anno, però non fu ricevuto tra gli onori perché tra lui e Mussolini non correva buon sangue. La squadra di calcio quando vinse fece il saluto romano, e fu fischiata dai francesi, mentre quando mio padre vinse, a Parigi si alzarono tutti in piedi per applaudirlo. A mio padre non piaceva che l’autorità politica interferisse con le sue corse, e invece nel ‘38 Mussolini addirittura gli vietò di fare il Giro d’Italia (che avrebbe vinto, stabilendo il record di 3 giri vinti di fila, dal 36 in poi) e gli venne imposto di fare il Giro di Francia. Alla fine del Tour, qualcuno gli disse di mettere tra i ringraziamenti per la vittoria il Duce, e lui rispose «No grazie, ho altre persone da ringraziare, non Mussolini». Mi creda, ci voleva del bel coraggio per fare queste cose.

Un fatto noto è l’impegno di suo padre per salvare gli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Più che la descrizione di quello che faceva, ci dice chi lo coinvolse in tale impresa? Di chi era amico suo padre, chi organizzava quei salvataggi?

A Firenze quei traffici erano organizzati dal Cardinale vescovo di Firenze, Elia dalla Costa. Però chi c’era dietro era il Papa stesso – queste cose non si fanno se non per ordine del Papa. Pio XII aveva chiesto di salvare il maggior numero possibile di perseguitati politici e religiosi. Siccome le leggi razziali in Italia non erano state applicate in maniera strettissima, c’erano ancora molti ebrei in Italia, compresi anche ebrei rifugiati da altri stati europei scappati dalle occupazioni naziste. L’idea era semplice: fare documenti falsi per gli ebrei rifugiati nelle chiese e nei conventi, e farli imbarcare a Genova. Chi meglio di Bartali, che era famoso, che correva e si doveva allenare andando in giro in bici, poteva portare in giro i documenti falsi? Erano centinaia di chilometri: faceva la spola tra Genova, Lucca, Firenze, Perugia e Assisi, in bicicletta. Ad Assisi si stampavano i documenti. Una delle suore che li stampava è ancora in vita, e là c’è ancora la macchina con cui si falsificavano i documenti. A Genova, invece, Bartali (l’ho scoperto io stesso da pochissimo) riceveva soldi da ebrei rifugiati a Ginevra, per portare i soldi al Cardinale Dalla Costa che finanziava questi traffici, e la resistenza.


COMMENTI
05/09/2010 - Gino Bartali, un uomo autentico. (Giuseppe Crippa)

Un grazie di cuore ad Andrea Bartali per aver ricordato al Meeting suo padre Gino, e a Luigi Crema per avercelo raccontato oggi sul sussidiario. Gino Bartali non è stato semplicemente il contraltare di Fausto Coppi, ma un uomo autentico e la sua vita ben più ricca dei soli successi sportivi. Infatti anche da questo articolo ho avuto il piacere di apprendere particolari a me sconosciuti.