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Calcio e altri Sport

ESCLUSIVA CICLISMO/ Vi racconto mio padre Gino Bartali, un angelo di uomo

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Parliamo di Bartali e Coppi: di che dualismo si trattava? Solo sportivo?

Tra i due c’era una stima profondissima. Hanno fatto così tanti chilometri in fuga insieme... che per forza dovevan diventare amici. In corsa erano avversari veri, uno con la Legnano e l’altro con la Bianchi, ma fuori erano amici. L’unica volta che il rapporto si incrinò fu nel ’49. Mio padre vinceva tanto in quegli anni, e la Legnano vendeva tantissime bici. La Legnano era una fabbricchetta rispetto alla Bianchi, che faceva anche macchine agricole, e altre macchine. Insomma, era economicamente fortissima, e mise molta pressione su Coppi e minacciò di licenziarlo se non vinceva. Lì nacque una certa acredine, fomentata anche dalla stampa, ma è il solo momento di crisi nella loro amicizia che io sappia.

 

Ed è vera la storia di Bartali bigotto, e Coppi campione di un’Italia liberale?

Mio padre era molto devoto Al Carmelo. La sua protettrice era Teresa del Bambin Gesù. Si fece anche terziario carmelitano, prendendo i voti. Aveva un impegno morale a fare il bene, e aveva una profonda fede, attraverso cui superò le tante difficoltà che ebbe nella vita. Coppi questa forte fede non ce l’aveva, ma in generale non aveva affatto il carattere  deciso e irruento di mio padre. Però all’epoca non c’era affatto quella divisione politica che la stampa e la radio metteva in giro, come se “Bartali è cattolico, quindi Coppi sta a sinistra”. Pensi: mio padre era di Azione Cattolica da quando aveva 10 anni, e ha sempre portato il distintivo di AC ma non ha mai avuto la tessera della DC. Coppi, invece, aveva la tessera della DC! Certe cose le romanzavano un po’...

 

Infine, ci vuole raccontare un aneddoto a cui tiene in maniera particolare?

Bartali come padre è solo mio, ma come campione è di tutti. Gli episodi sono tantissimi. Lo seguivo nelle corse, parlavamo. Certi li voglio tenere per me. Alcuni però, quelli di tutti, sono bellissimi: nel 1948, si correva il Tour, prima delle Alpi ricevette una telefonata da De Gasperi. Loro si davano del “Tu”, perché tutt’e due erano dell’Azione Cattolica. De Gasperi lo chiamò e gli confessò il disordine che s’era scatenato in Italia dopo il tentato omicidio a Togliatti, e gli chiese se poteva vincere il Tour de France. Mio padre rispose che era staccato di 24 minuti dal primo, che il Tour non poteva vincerlo, «ma la tappa dovrei farcela». Si andava fino a Briançon, attaccò subito, e vinse. Avevo 7 anni, ero a casa a Firenze coi nonni a sentire la radio. Ci telefonavano tutti, tifosi, parenti, amici, durante la tappa e dopo. Quel giorno non prese la maglia, ma il giorno dopo attaccò ancora da lontano, e la prese: aveva recuperato più di 24 minuti in due tappe. Le piazze erano tutte occupate per gli scioperi indetti dopo l’attentato a Togliatti; si svuotarono tutte, e si riempirono i bar per sentire la radio e parlare. Di Gino Bartali.

 

(Luigi Crema)

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COMMENTI
05/09/2010 - Gino Bartali, un uomo autentico. (Giuseppe Crippa)

Un grazie di cuore ad Andrea Bartali per aver ricordato al Meeting suo padre Gino, e a Luigi Crema per avercelo raccontato oggi sul sussidiario. Gino Bartali non è stato semplicemente il contraltare di Fausto Coppi, ma un uomo autentico e la sua vita ben più ricca dei soli successi sportivi. Infatti anche da questo articolo ho avuto il piacere di apprendere particolari a me sconosciuti.