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CALCIOMERCATO INTER/ La cessione di Pazzini, ultimo atto della presidenza Garrone

Pazzini (a dx) con Palombo, Cassano e Garrone (Foto Ansa)Pazzini (a dx) con Palombo, Cassano e Garrone (Foto Ansa)

A parole, tutti a elogiare Garrone per la scelta di alto valore morale; nei fatti, nemmeno era stato emesso il lodo sulla richiesta di rescissione che già c’era la fila per ingaggiare, e quindi premiare, il reprobo. Mai davvero appassionato, il presidente blucerchiato – sempre franco e leale, nel sottolineare come il suo avvento alla guida della società, in quel febbraio 2002 che vedeva la Sampdoria sull’orlo della C1 e del fallimento, non fosse stato che un puro atto di responsabilità, dovuto al rispetto per la propria storia familiare – pare consolidato nell’usuale pessimismo della ragione: in nove anni l’unica apertura di credito sentimentale, verso un campione che pareva umanamente redento, cui il patron si era offerto a maggio come testimone di nozze e ai primi di ottobre, a pochi giorni dalla lite, come padrino del primogenito atteso in primavera, si è risolta nella più amara delle delusioni.

 

Tanto che nelle ultime settimane, ben prima della cessione di Pazzini e di quella – non meno indicativa, trattandosi di uno dei migliori giovani del nostro calcio – di Marilungo, Garrone ha più volte ammesso di non escludere, in linea di principio, il disimpegno dalla società blucerchiata, di cui prima di diventare presidente era stato sponsor per sette anni, ai tempi di Mantovani. Un’ epoca che mai come oggi pare arduo ripetere, non meno di indovinare quale sarà la copertina del calendario doriano 2012.

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