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CALCIOPOLI/De Santis chiede 21 milioni di euro di danni all’Inter

Nuova puntata del post-Calciopoli: Massimo De Santis chiede un risarcimento all'Inter per i danni morali subiti. Si ipotizza la stessa cifra richiesta ai nerazzurri da Bobo Vieri.

De Santis quando arbitrava (foto Ansa) De Santis quando arbitrava (foto Ansa)

Calciopoli sembra non finire mai. Oltre alla vicenda dell’assegnazione dello scudetto 2006 all’Inter, che si trascina ormai da anni, ecco che torna alla ribalta uno dei protagonisti dello scandalo, che da accusato passa al contrattacco. Massimo De Santis, ex arbitro internazionale, uno dei nomi più grossi dell’inchiesta che nel 2006 sconvolse il calcio italiano e ne mutò le gerarchie, chiede infatti 21 milioni di euro di danni sempre all’Inter. O meglio, per citare le parole degli atti ufficiali, nella richiesta di valutazione del risarcimento «codesto Ill.mo Tribunale terrà in debito conto, quale parametro, le som­me richieste ed i risarcimenti accordati in favore di altri sog­getti che hanno subito dalla me­desima convenuta analoghe il­legittime condotte» . Il soggetto a cui si fa riferi­mento, anche lui pedinato, è Bobo Vieri che ha chie­sto appunto alla sua ex so­cietà, l’Inter, un ri­sarcimento di 21 milioni di euro. Altre fonti ritengono invece che l’ex arbitro potrebbe “accontentarsi” di un risarcimento fra i 5 e i 6 milioni, anche in virtù del fatto che si tratta di danni “morali” e non “materiali” come quelli chiesti da Vieri, che fa risalire alla scoperta di quelle indagini una forma depressiva. Cerchiamo quindi di ricostruire le tappe della vicenda: De Santis vuole trascinare davanti al giudi­ce civile di Milano Massimo Moratti, presidente dei ne­razzurri, Tron­chetti Provera, presidente di Pirelli (e ai tempi pure di Telecom) e partner di Moratti alla guida dell’Inter,  Giuliano Tavaroli, Emanuele Cipria­ni e Caterina Aga­ta Plateo, ovvero alcuni dei protago­nisti dell’inchiesta “Ladroni”, cioè la campagna di pedinamenti ed intercettazioni che ha portato a scoperchiare il marcio che regnava nel calcio italiano (secondo gli accusatori) o al sovvertimento ingiustificato dello stesso (secondo gli innocentisti). “Calciopoli ha avuto questa ge­nesi, una genesi dalla natura il­lecita”, ha dichiarato l’avvocato Paolo Gallinelli che, unitamente al colle­ga Federico Lucarelli, ha firma­to il ricorso presso il Tribunale Civile di Milano. Insomma, se non ci fosse stata la “natura illecita della condotta posta in essere dalla F. C. Internazionale”, non ci sarebbe stato neanche lo scandalo che ha fatto tremare il calcio nel 2006, nato - a loro di­re - da un clamoroso errore e da una clamorosa ingiustizia.