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PAGELLE/ Gubbio-Torino (1-0): i voti, la cronaca, il tabellino (undicesima giornata)

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Gigi Simoni (Foto: ANSA)  Gigi Simoni (Foto: ANSA)

LE PAGELLE DI GUBBIO-TORINO (RISULTATO: 1-0): I VOTI, LA CRONACA E IL TABELLINO –  Tenersi forte: Gubbio batte Torino uno a zero. San Francesco incrocia il destino pallonaro dei corregionali rossoblù, per i quali confeziona il miracolo, forse memore dell’ospitalità ricevuta a poco più di venticinque anni (sarà anche che la Polisposrtiva oratorio Assisi non aveva ancora offerto occasioni propizie). Perché allora non elargire la grazia alla faccia pulita di Gigi Simoni, come lui spogliatosi di qualsiasi artificio tattico e di facciata per accompagnare i suoi alla purezza di una vittoria storica? Fantasie celesti a parte, il segreto sta proprio qua: consapevole dell’inferiorità di copione, il decano del condominio cadetto si affida alla semplicità di un 4-4-2 rigoroso interpretato dai ragazzi con un’abnegazione spinta ai limiti del commovente. In primis se n’è accorto il pubblico, festante nel turbinio di sciarpe e colori rossoblù ed incessante nella bolgia dal primo al novantacinquesimo. Clima surreale, da miracolo, appunto: nella festa umbra non ce la sentiamo di colpevolizzare troppo un Toro che cui forse va attribuito il torto d’essere entrato in campo troppo fiducioso, adagiato sul guanciale dei numeri che lo vedevano primo ed imbattuto, oltre che in serie vittoriosa da cinque turni. Smaltiti gli spiriti bollenti figli dell’arroventato finale di partita, Ventura mantiene comunque il primato (+3 sul Padova) e impara la parabola del vecchio Gigi: meglio una capanna sulla roccia dell’umiltà che un castello sulle sabbie mobili del blasone. I tre punti ridanno ossigeno ai rossoblù issandoli al quartultimo posto, nel branco dei dieci punti.        

SINTESI PRIMO TEMPO: Come da copione, il Toro prova a dettar legge nell’oratorio di provincia, ma la ragnatela rossoblù ingolfa la manovra impelagando la trequarti difensiva. Il giro palla granata torna così sovente all’indietro, affidandosi in via risolutoria alle intuizioni arcuate di Iori ancorchè ai campanili casuali dei centrali di difesa. Le occasioni migliori nascono dunque dai corner, ma né Bianchi (3’) né Glik (5’) trovano la porta di testa. Lo stesso polacco, per la verità un po’ pasticciere in marcatura, buca sottoporta al 35’ in seguito ad altro angolo a favore. Limitando gli esterni torinesi ed offuscando la visuale al regista Iori, il Gubbio scopre le proprie possibilità, alzando progressivamente il baricentro alla ricerca del graffio: l’unica vera parata di Coppola, in chiusura su stecca di Sandreani, non rende pieno merito allo sforzo prodotto. Al thè dell’intervallo il pareggio pare il risultato più giusto. Nel post scriptum della prima frazione, un augurio particolare al centrocampista Buchel, finito all’ospedale dopo uno scontro di gioco con Glik, al 14’.      

SINTESI SECONDO TEMPO: dopo dieci minuti di grigiore, un raggio interviene dall’alto: no, non è il solito, molesto laser dagli spalti. Se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, nel calcio la provvidenza premia gli umili: su un rilancio apparentemente innocuo San Francesco spalanca i centrali torinesi alla Mosè ed acceca Coppola, il cui rinvio sbilenco incrocia la strada di Ciofani. Niente di più facile: l’elementare rasoterra termina la corsa nella terra promessa della sguarnita porta torinese. Clamoroso al Barbetti. Prevedibilmente, i granata si riversano all’attacco, ma l’assalto poggia più sul confuso cuore granata che sulla lucidità di manovra. Ventura dal canto suo prova a dare la scossa inserendo Basha e Surraco (ma togliendo il focoso Stevanovic: mossa che non convince appieno). Raffiche di cross verso il tabernacolo umbro, tenuto strenuamente pulito dai gagliardi chierichetti difensivi, guidati con l’esempio dall’esperto sagrestano Cottafava. Gli spaventi maggiori arrivano da quel diavolone di Bianchi: con la capoccia maligna scuote la traversa (36’) e chiama Donnarumma alla beatificazione (goffo ma efficace nel volo all’incrocio, allo scadere). Di contro, i Lupi sfiorano addirittura il raddoppio con la sventola di Mario Rui che incoccia il palo da fuori (42’). Dopo la via crucis del recupero può partire la festa: del parrocchiano Gigi (altro che Don Matteo)e dei suoi ragazzi. 


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