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PAGELLE/ Serbia - Italia (1-1): i voti, la cronaca e il tabellino

La sfida tra Serbia e Italia si chiude con il risultato di 1 a 1, al vantaggio lampo firmato Marchisio risponde Ivanovic. Un pareggio inutile ai fini della classifica ma che fa morale. 

Azzurri in festa dopo un gol (Foto: Ansa)Azzurri in festa dopo un gol (Foto: Ansa)

La sfida tra Serbia e Italia si chiude con il risultato di 1 a 1, al vantaggio lampo firmato Marchisio risponde Ivanovic. Un pareggio inutile ai fini della classifica del girone ma che fa morale, soprattutto considerando il clima incandescente dello stadio Maracana di Belgrado.

Nonostante il pre-partita passato a discutere maggiormente di motivi di ordine pubblico piuttosto che di calcio giocato, in campo è partita vera sin dai primissimi secondi di gioco. La Serbia, sospinta dal clima infernale creato per l'occasione, mette subito i brividi a Buffon con una conclusione di Kolarov che trova l'estremo difensore bianconero non attentissimo. Sull'immediata ripartenza sono però gli azzurri a passare in vantaggio. Cassano addomestica un pallone sulla trequarti, al barese subentra Pepito Rossi che con il terzo occhio premia il puntuale inserimento di Marchisio. Il centrocampista della Juventus conferma il suo splendido momento di forma con un tocco di punta che non lascia scampo a Jorgacevic e gela il Maracana. Sembra il preludio ad un dominio italiano ma non è così, la spinta degli uomini di Prandelli regala un'altra occasionissima a Rossi (che spara sul portiere in uscita) e poi si placa. Escono così alla lunga i padroni di casa che al venticinquesimo agguantano il pareggio. L'azione nasce dagli sviluppi di un calcio d'angolo in cui la retroguardia di Prandelli si schiaccia troppo a ridosso di Buffon, dal limite dell'area Tosic ha così l'occasione d'oro sul suo mancino. Il tiro dell'esterno serbo, tra i migliori dei suoi, non appare imparabile ma trova sulla traiettoria il beffardo piede di Ivanovic che, da pochi passi, cambia il corso del pallone e segna l'uno a uno con il quale si chiude la prima frazione di gioco.

Nella ripresa ci si potrebbe ragionevolmente aspettare un assedio serbo considerando la differenza di motivazioni tra le due squadre, ma non sarà così. Gli uomini di Petrovic provano a creare qualche pericolo dalle parti di Buffon con le incursioni del solito Tosic, tuttavia i rischi per la nazionale di Prandelli rimangono quasi nulli. L'unico brivido lo regala Kolarov con un calcio piazzato che trova la prontissima risposta dell'estremo difensore azzurro. A regalare brividi ci pensa più la nazionale italiana di per sé, avventurandosi spesso in uscite palla al piede sconsigliate ai deboli di cuori. Una voglia di giocare il pallone, quella degli uomini di Prandelli, a tratti esagerata e fuori luogo che però fa ben sperare per il futuro e dimostra l'esistenza di un progetto. In questo senso, il secondo tempo del Maracana, è pura accademia ed esercitazione del possesso palla in cui spicca ancora una volta la presenza di Andrea Pirlo, maestro nel controllo della sfera e imprescindibile metronomo dei meccanismi azzurri. Certo, in questa ripresa mancano le emozioni e le azioni da rete, ma in una gara come questa, in cui le motivazioni sono pressoché nulle, si possono trarre indicazioni positive da ogni cosa. E non uscire sconfitti, mantenendo il controllo del pallone per lunghi tratti della gara nonostante il clima infernale in terra serba può essere davvero considerato come un ottimo risultato.