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Calcio e altri Sport

POLEMICA/ Perché Montolivo rideva durante il minuto di silenzio? Per un "peto"

Montolivo e Gamberini ridono durante il minuto di silenzio... perchè? E le polemiche nate da questo gesto sono esagerate? Cosa serve davvero agli alluvionati?

Il sorriso incriminato di Montolivo (Ansa)Il sorriso incriminato di Montolivo (Ansa)

Tanto rumore per un “peto”. Pare sia questo il motivo per cui ieri, durante il minuto di silenzio prima di Chievo-Fiorentina, Montolivo e Gamberini si sono messi a ridere. Il fatto aveva subito scatenato forti polemiche, e chissà se adesso sapere la causa “corporale” della risata le attenuerà o le aumenterà. Cesare Prandelli stesso ha rivelato quello che in molti hanno prima rivelato come un "rumors", ed esploso poi in un "boatos". Certo il ct azzurro non ha ovviamente usato parole poco consone come "peto" o "scorreggia", ma si è esibito in una "rabona" di metafore tirando in ballo i "mal di pancia", stavolta tutt'altro che simbolici, di Gamberini. E' bastato questo gesto nel momento di massimo raccoglimento della partita a far scappare un sorriso a Montolivo, che immaginiamo abbia fatto sforzi titanici per non scoppiare in una vera e propria risata.
Comprensibile che gli alluvionati ci siano rimasti male. Ci sono stati molti morti (bambini compresi), numerose famiglie hanno perso tutto e dovranno magari ripartire da zero: la vita di queste persone verrà segnata per tutta la vita da questo tragico evento. Se hanno avuto la possibilità di sapere del minuto di silenzio, sicuramente avranno provato un po’ di conforto, e invece venire a sapere che due famosi calciatori si sono messi a ridere non avrà fatto loro piacere (anche se hanno cose ben più importanti a cui pensare…). Se il motivo è davvero questo, Gamberini poteva fare un piccolo sforzo e trattenere il proprio intestino per qualche secondo; non averlo fatto dimostra una certa superficialità, stessa colpa che si può rimproverare a Montolivo per non aver trattenuto… le risate.
Superficialità, dunque. Leggerezza di due giovani che non han saputo cogliere il significato profondo di quel minuto – cioè appunto manifestare la vicinanza di tutto lo sport italiano agli alluvionati. Ma secondo noi nulla di più: rimproverarli di aver fatto un gesto immorale – come qualcuno l’ha definito – ci sembra francamente un po’ eccessivo. I due giocatori probabilmente non si erano nemmeno accorti della breve risatina, e quando i cronisti hanno chiesto i motivi del gesto i due si sono immediatamente scusati per la leggerezza. Il problema, semmai, è che i calciatori, come tanti giovani dello spettacolo e della televisione spesso non si rendono conto dell'influenza che possono esercitare sulle altre persone. Anche un fatto minimo, come un minuto di silenzio fatto nella piena coscienza di questo gesto, può contribuire, almeno a fare sentire meno sola una persona colpita dall'alluvione in Liguria. Non è poco.
Il caso, comunque, avrebbe dovuto chiudersi qui, senza le levate di scudo di chi si scandalizza per l’evangelica “pagliuzza altrui”. Quello che serve ora agli alluvionati non è scandalizzarsi per aver interrotto la sacralità del minuto di silenzio, ma un aiuto concreto: serve mandare un messaggino dal cellulare, serve – meglio ancora – chi può aiutare in altro modo. Nel mondo del calcio si sono distinti i tifosi del Genoa, che sono scesi nelle strade a spalare (come già avevano fatto quelli dello Spezia), e i tifosi dell’Atalanta che hanno lanciato una raccolta fondi.