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TESSERA DEL TIFOSO/ Illegittimo è l’uso commerciale, non la tessera in sé

Pubblicazione:mercoledì 14 dicembre 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 14 dicembre 2011, 18.17

Fac-simile di tessera del tifoso (foto Ansa) Fac-simile di tessera del tifoso (foto Ansa)

TESSERA DEL TIFOSO. ILLEGITTIMO L’USO COMMERCIALE. Sta destando grande scalpore nel mondo dello sport la decisione del Consiglio di Stato che, secondo quanto riportato dai maggiori quotidiani nazionali, avrebbe dichiarato “illegittima la tessera del tifoso”. In realtà, però, questa affermazione non è del tutto corretta da un punto di vista tecnico-legale e, quindi, merita un adeguato e corretto approfondimento. Per fare ciò occorre ricostruire la vicenda. L’Associazione Federsupporter (associazione che rappresenta e tutela gli sportivi quali consumatori dello spettacolo sportivo) ed il Codacons avevano denunciato all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) una presunta pratica commerciale scorretta adottata dalle società sportive nell’assegnazione delle tessere del tifoso. Ed infatti, i suddetti enti lamentavano l’incomprensibile connessione strumentale tra il rilascio della tessera (volta ad uno scopo sociale, ovvero garantire la sicurezza durante le manifestazioni sportive) e la sottoscrizione di prodotti finanziari/commerciali ad essa legata. Per ottenere la tessera, e quindi potere acquistare biglietti ed abbonamenti, i tifosi erano costretti ad acquistare anche una carta di credito ricaricabile emessa da un circuito bancario partner dei vari club calcistici. Quest’ultima circostanza, secondo Codacons e Federsupporter, sarebbe un’evidente violazione delle disposizioni in materia di trasparenza e correttezza delle pratiche commerciali in quanto andrebbero a condizionare le scelte economiche dei tifosi-consumatori. Ciononostante, l’Autorità Garante archiviò la pratica non ravvisando alcun profilo di violazione concorrenziale del mercato in merito alle pratiche adottate per il rilascio della tessera del tifoso. Avverso tale provvedimento di archiviazione, le stesse parti decisero di volere ottenere giustizia mediante ricorso al Giudice competente per materia, ovvero il TAR del Lazio, affinché si pronunciasse sul merito della vicenda e riformasse il provvedimento di archiviazione emanato dall’AGCM. Nel presentare il ricorso, le parti chiesero che lo stesso TAR, prima ancora di discutere e decidere la vicenda in un processo, emettesse comunque un provvedimento “cautelare” (cioè d’urgenza)  al fine di potere meglio tutelare le proprie pretese. Tali provvedimenti possono essere specifici (ad esempio sospendere la vendita di un determinato prodotto finché non se ne attesti la sua nocività, ecc.) o “innominati”, nel senso che sarà lo stesso Giudice a stabilire quali misure adottare per tutelare fin da subito le pretese dei ricorrenti.


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