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RUGBY/ Bergamasco: ecco su cosa dobbiamo puntare per un salto di qualità in Italia…

Mauro Bergamasco Mauro Bergamasco

Puntare su due squadre che possono giocare per tutto l’anno in un campionato molto competitivo come è il PRO12 è un ottimo punto di partenza, anche perché permette di acquisire esperienza diretta giocando settimana dopo settimana contro avversari che poi ritroviamo in Nazionale soprattutto durante il Sei Nazioni. Alcuni risultati si stanno già vedendo, altri sicuramente arriveranno perché la costruzione di una squadra di rugby è un processo lungo e perché anche le altre nazioni non stanno certo ferme ad aspettarci.

Cosa le ha colpito in particolare del rugby made in Francia?


Quando sono arrivato a Parigi il rugby in Francia era già vissuto in maniera professionistica da almeno una decina d’anni, quindi con tutta un’organizzazione diversa rispetto a quanto ero abituato a vedere all’epoca in Italia, sia nel club che negli allenamenti. Però, ad esempio, nel mio primo anno allo Stade mi sono ritrovato addirittura a fare un allenamento in meno di quanto facevo a Treviso; quello che cambiava era però l’intensità.

Pensa che il responso dell’ultima Coppa del Mondo che ha visto gli All Blacks vincitori corrisponda al vero valore delle squadre scese in campo?


Penso proprio di sì. Gli All Blacks sono la squadra che ha dominato negli ultimi anni, giocavano in casa, avevano una nazione alle spalle che voleva questa vittoria e l’hanno saputa ottenere nonostante l’infortunio di Carter e i problemi nel ruolo di mediano di apertura che si sono succeduti. La Francia è una squadra di grande talento, e anche se nel girone si è dimostrata discontinua nel rendimento, alla fine nelle partite da dentro o fuori ha tirato fuori tutta la sua classe e ha meritato di arrivare in finale.

Come vede il futuro della nazionale italiana con Brunel, un tecnico tra l’altro francese?

Gli allenatori francesi in passato hanno sempre dato qualcosa di importante alla nazionale italiana, e la speranza è che possa avvenire lo stesso anche in questa occasione. Già in questi primi raduni Brunel sta lavorando su un gruppo di giocatori molto allargato, segnale che l’esperienza in PRO12, al di là dei risultati, sta comunque dando dei primi frutti.

 

Tra l’altro pensa di avere più spazio in Nazionale di Mallett, visto che Brunel è appunto un tecnico francese?