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RUGBY/ Bergamasco: ecco su cosa dobbiamo puntare per un salto di qualità in Italia…

MAURO BERGAMASCO dopo l’esperienza francese nello Stade Francais questa stagione gioca per gli Aironi. In esclusiva per IlSussidiario.net racconta la sua esperienza e le prospettive future

Mauro BergamascoMauro Bergamasco

E’ il ritorno del campione. Mauro Bergamasco dopo l’esperienza francese questa stagione gioca per gli Aironi, la franchigia italiana che assieme alla Benetton Treviso disputa la Celtic League. Un giocatore di valore internazionale tornato ad arricchire il rugby italiano, pronto ad offrire tutto il suo talento e il suo carisma a questo grande club. Bergamasco ha fatto ottime cose nello Stade Francais, la sua società transalpina dove ha militato dal 2003. E la sua bravura è stata confermata anche ultimamente quando a novembre è stato invitato a far parte della selezione dei Barbarians per un incontro contro un XV dell’Australia. Vanta 14 mete in Nazionale, tre meno di suo fratello Mirko, attuale detentore del primato di mete in azzurro tra i giocatori in attività. Un giocatore che può contribuire sicuramente ancora a tenere alto il nostro rugby. L’abbiamo sentito in esclusiva per ilsussidiario.net.

Cosa prova a tornare a giocare in Italia dopo otto anni di assenza?


Per me il rugby è uno stile di vita. Attorno al rugby è girata la mia vita in questi 32 anni, quindi le scelte che ho fatto sono tutte comunque legate a questo. La mia volontà è quella di continuare a giocare e ho trovato un gruppo aperto, che è quello degli Aironi, per poter tornare in campo. C’era spazio anche per una scelta diversa, ma un insieme di situazioni hanno fatto in modo che la mia scelta cadesse su una squadra italiana e, in questo caso, gli Aironi. Sono contento oggi di essere parte di questo gruppo in cui ritrovo tanti compagni di Nazionale e di condividere con loro questa esperienza in Heineken Cup e in RaboDirect PRO12

Ci può fare il bilancio di questa sua esperienza francese?


E’ stata una grandissima esperienza, parlo sia come giocatore che come sportivo professionista. Otto anni a Parigi con lo Stade Francais mi hanno permesso di crescere tanto, sia nel rugby che fuori dal campo. Anche se la compagnia italiana non è mai mancata, con mio fratello Mirco, Sergio Parisse e altri, devi comunque abituarti a vivere in un ambiente nuovo e a conoscere uno stile di rugby comunque diverso dal nostro. Ovviamente Parigi sarà sempre una città speciale per me.

Con quali obiettivi comincia questa sua avventura con gli Aironi?


La motivazione che mi ha portato agli Aironi è principalmente una, quella di giocare. Ho ancora molta voglia di indossare la maglia di un club e di giocare ancora a rugby. Potrò farlo anche con la sfida di affrontare un campionato per me nuovo, come il PRO12, ma di alto livello, quasi una seconda Heineken Cup, e questa è una grossa opportunità.

Secondo lei cosa manca al rugby italiano per poter fare un salto di qualità  diventare competitivo ad alti livelli?