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RUGBY/ Bergamasco: ecco su cosa dobbiamo puntare per un salto di qualità in Italia…

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Mauro Bergamasco  Mauro Bergamasco

Lo spazio in Nazionale non mi è mai mancato, nemmeno con Mallett. Ho saltato solo lo scorso Sei Nazioni per via dell’infortunio. Per questo non penso ci possano essere delle differenze, se non dettate dalle scelte tecniche che il nuovo ct deciderà di fare, ma non certo perché è francese.

Un consiglio ai ragazzi che vogliono iniziare a fare questo sport, per poi magari diventare dei campioni.


Il consiglio è quello di essere professionali sempre, capire quanto è importante ogni allenamento per prepararsi alla partita, per migliorare se stessi, per imparare a conoscere tutte le sfumature di questo sport e migliorare quelle piccole cose che in campo fanno la differenza. E poi ricordarsi che si è professionisti anche fuori dal campo.

 

I Bergamasco sono una famiglia da sempre dedita a questo sport. Cosa rappresenta il rugby per voi?

L’ho detto anche prima: per me il rugby è uno stile di vita da sempre. Un’impostazione che probabilmente deriva proprio dal fatto di avere un padre ex giocatore e di avere iniziato fin da bambino a vivere e non solo a praticare questo sport.

 

Pensa che il rugby potrà conquistare in futuro altre nazioni e diventare uno sport universale come il calcio?


La Coppa del Mondo di rugby è il terzo evento sportivo più seguito al mondo dopo le Olimpiadi e i Mondiali di calcio. Mi sembra già un ottimo punto di partenza. In realtà se si guarda al rugby in tutte le sue sfaccettature, si capisce come sia uno degli sport più seguiti al mondo. Alcune nazioni africane, al di là del Sudafrica, stanno iniziando a far vedere ottime cose nel Seven, che diventerà specialità olimpica dal 2016 coinvolgendo altri Paesi dal grande potenziale come è appunto il Brasile che ospiterà quelle Olimpiadi. I Mondiali del 2019 in Giappone saranno un’altra nuova vetrina per la Coppa del Mondo.

 

(Franco Vittadini)



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