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FIORENTINA JUVENTUS/ Zanetti esclusiva: Prandelli e Capello i miei maestri, quanti assist per Alex

Pubblicazione:sabato 16 aprile 2011 - Ultimo aggiornamento:sabato 16 aprile 2011, 19.18

Zanetti ai tempi viola (Foto Ansa) Zanetti ai tempi viola (Foto Ansa)

FIORENTINA JUVENTUS - Ha da poco compiuto i 34 anni, ma non ha perso le geometrie che gli hanno permesso di militare in grandi club italiani e di vincere trofei. Forse per capacità tecnico-tattiche avrebbe meritato qualcosa in più, ma le soddisfazioni migliori le ha raccolte proprio dai suoi allenatori che hanno sempre riconosciuto le doti del centrocampista di Carrara. Per certi versi è stato insostituibile. Solo a Firenze non hanno più creduto in lui. Cristiano, che oggi ha l’obiettivo di portare alla salvezza il Brescia, racconta in esclusiva per il sussidiario.net i retroscena del periodo viola, il suo rapporto con gli allenatori e la fotografia delle esperienze passate. Esce un ritratto di un calciatore che non si pente delle sue scelte e che vuole dare ancora molto al nostro calcio.

 

Qual è l’allenatore che ha inciso di più sulle qualità di Cristiano Zanetti? Quello dal quale ha imparato di più?

Senza dubbio Capello nel periodo a Roma.

 

Con Fabio Capello è arrivato anche uno scudetto “storico” per la capitale… Come si può definire il mister di Pieris? Una persona schietta che non gira attorno alle parole; è un allenatore importante per un gruppo che è composto da 25 teste diverse; è lui che dirige tutto: il suo segreto è proprio questo, quello di gestire direttamente i vari aspetti.

 

Ha militato in tre grandi piazze: Inter, Roma e Juventus. Tre pregi e tre difetti di questi ambienti? Sono state esperienze positive sia a livello umano che calcistico in tre grandi squadre.

 

Differenti anche gli ambienti?

A livello di tifo extracalcistico Roma è una città che ti coinvolge di più, Milano e Torino sono più distaccate.

 

Cinque stagioni all’Inter con un finale amaro...

Dopo alcune stagioni ho preferito cambiare, per la mia carriera era giusto trovare nuovi stimoli e nuove emozioni; e poi sono andato in un’altra grande come la Juve. Questo mi ha permesso di lavorare con altre persone e di conoscerne altrettante.

 

Nell’estate del 2006 si trasferisce, a parametro zero, alla Juventus, accettando anche di scendere nella serie cadetta. E’ stata una decisione sofferta?

Sono arrivato in una situazione strana che non mi aspettavo, ma onestamente avevo firmato prima che succedesse tutto.

 

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