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L’ANALISI/ La Sampdoria di Garrone: creazione e distruzione di una società modello

Garrone sconsolato in tribuna (Foto Ansa) Garrone sconsolato in tribuna (Foto Ansa)

 

Per non parlare delle occasioni perdute nel tempo, a causa della refrattarietà a scommettere sulla valorizzazione dei giocatori: da Hamsik a Thiago Motta, da Ranocchia a Matri, da Kucka fino a Iturbe, assai lungo è l’elenco degli elementi individuati ancora anonimi o quasi dagli osservatori blucerchiati, ma scartati perché considerati troppo onerosi dalla proprietà. L’attenzione prioritaria ai conti commerciali ha fatto perdere di vista ai dirigenti doriani – eccettuato Gasparin, succeduto a Marotta ma risoltosi a lasciare dopo soli sei mesi proprio per dissapori prospettici con la proprietà – una verità elementare: in una società di calcio senza giocatori si fa poca strada. Il “licenziamento” di Cassano, che sgravava la società di oltre 14 milioni di stipendio lordo da versare al barese, e le cessioni di Pazzini e Marilungo (17 milioni e Biabiany) hanno più che compensato il passivo dell’ultimo esercizio, definito a 11,5 milioni: ma spingono la Sampdoria verso una caduta in B che sugli equilibri economici avrebbe un peso negativo – tra diritti tv, abbonamenti, biglietti e sponsorizzazioni – attorno ai 50 milioni. Evitare la retrocessione avrebbe del prodigioso; quale che sia l’esito del torneo, Garrone e i suoi figli saranno chiamati a programmare una ricostruzione difficilmente attuabile con la semplice riconvocazione dei giovani in prestito (come Soriano, Signori, Eramo), Occorreranno investimenti significativi, per evitare nella migliore delle ipotesi un’altra stagione tribolata, nella peggiore per tornare subito in A.