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GIRO D'ITALIA 2011/ De Zan: la morte di Weylandt fa pensare, ci vuole più sicurezza

L'incidente al Giro d'Italia ha aperto di nuovo il dibattito sulla sicurezza dei corridori. Davide De Zan, noto commentatore sportivo esperto di ciclismo, ne parla a IlSussidiario.net

Il luogo dell'incidente (Foto: ANSA) Il luogo dell'incidente (Foto: ANSA)

“La morte è ingiusta sempre. In un momento come quello che abbiamo vissuto con la morte di Wouter Weylandt però ci si rende conto di qualcosa che un giornalista che segue il ciclismo e che ogni corridore sa, e cioè che andare in discesa a quelle velocità che vanno dagli 80 ai 100 chilometri all’ora può diventare mortale. Se noi pensiamo quanto sia pericoloso impattare contro un vetro a passo d’uomo, possiamo immaginarci cosa voglia dire per un corpo umano che non ha altra protezione se non il caschetto da ciclista - che offre comunque una protezione limitata - un impatto a quella velocità. Una violenza d’urto che può essere appunto mortale”. Con queste parole Davide De Zan, giornalista televisivo ed esperto di ciclismo, ha commentato a IlSussidiario.net.

Secondo lei allora il ciclismo, o meglio, certi percorsi all’interno di gare come il Giro d’Italia, rappresentano un pericolo mortale?  

Direi che bisognerebbe fare una riflessione. Nella Formula Uno si sono create delle vie di fuga in caso di incidenti. Nello sci, dalla libera al super G, le piste sono state progressivamente adattate con sistemi di sicurezza. Solo nel ciclismo siamo ancora, per così dire, ai tempi di Coppi e Bartali. Viaggiare cento all’ora su una gomma larga come il dito di una mano è pericolosissimo.  

Non fa parte però dell’epicità di questo sport, questa sorta di rischio?  

L’epica sono le imprese sportivamente elevate, l’epica quando si rischia la vita non è più epica. Il compito adesso è cercare di limitare i rischi di chi corre.  Si è persa un po’ di vista negli ultimi anni l’importanza della sicurezza. Magari usare qualche cuscinetto qua e là o delle balle di paglia poste sulle discese non sarebbe male. Bisogna far sì che quando passa la tristezza e si ricomincia a correre, tragedie come questa o quella di Casartelli non siano lasciate lì ma ci permettano di fare passi in avanti. Nei prossimi giorni sono previste discese ancor più pericolose, lo stesso Contador aveva detto, guardate che ci sarà una discesa pazzesca. Tanto che si era pensato di utilizzare delle reti come quelle che si usano per lo sci. Allora io dico che discese come quella non devono neanche essere prese in considerazione dagli organizzatori. Non basta più trincerarsi dietro a scuse del tipo: non possiamo mettere in sicurezza duecento chilometri di strada. Duecento no, ma le discese si devono mettere in sicurezza.  

Nell’incidente di oggi ha giocato un ruolo anche una incredibile sfortuna.