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GIRO D'ITALIA 2011/ De Zan: la morte di Weylandt fa pensare, ci vuole più sicurezza

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Il luogo dell'incidente (Foto: ANSA)  Il luogo dell'incidente (Foto: ANSA)


Purtroppo sì, un piccolo errore di valutazione ha portato a un evento mortale. Ma ripeto: non facciamo finta di niente, non sottovalutiamo i rischi che ci sono nelle grandi discese, non diciamo che deve essere normale rischiare la vita: i corridori devono essere messi nelle condizioni di massima sicurezza possibile.  

 

E’ giusto continuare il Giro o bisognerebbe fermarsi?  

 

Credo sia giusto continuare. Succederà sicuramente qualcosa, penso a quanto successe con la morte di Casartelli quando tutti andarono in gruppo a passo d’uomo e poi lasciarono vincere la squadra di Casartelli. Sono momenti di grande emozione, il gruppo che diventa una cosa sola, si continua a portare nel cuore il dolore per quel che è accaduto, ma poi poco per volta tornerà a essere il Giro. I compagni di Weylandt sono stati lasciati assolutamente liberi di decidere se continuare il giro o ritirarsi. 

 

Il ciclismo è sport che continua a essere nel cuore degli italiani.  

 

Io direi il Giro d’Italia, soprattutto in un momento come questo. Il Giro d’Italia è più che una corsa, è qualcosa che fa parte della nostra cultura e della nostra storia. Se pensiamo che si corre dal 1909, è incredibile. Ci ha coinvolti tutti: chi non ha seguito almeno un pomeriggio, magari ai tempi in cui il mio babbo faceva la telecronaca. Ai tempi di Coppi e Bartali l’Italia si fermava, si divideva per loro e poi tornava a riunirsi. Poi sono arrivati i grandi dualismi: Gimondi e Mercx, Saronni e Moser, Bugno e Chiappucci. Quante volte l’Italia si è fermata per le avventure del giro. Oggi tutto si ferma perché è accaduto qualcosa di tragico, un evento che ferma tutta l’Italia.  

 

Gli scandali del doping non hanno intaccato tutta questa passione?


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