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GIRO D'ITALIA/ Ciao Weylandt, 216 Km di lacrime

Oggi gara neutralizzata in onore e ricordo del giovane belga morto ieri sui tornanti che scendono a Chiavari. Una giornata che ha vissuto di numerose emozioni e tante lacrime

Weylandt sorridente (Foto Ansa) Weylandt sorridente (Foto Ansa)

Una, due, tre. Le lacrime cominciano a scendere. Piano, semplici. Gli occhiali da gara tendono a coprire, a nascondere, a non svelare il lato umano dei corridori del Team Leopard. Intorno al traguardo c’è silenzio, nessuno ha voglia di parlare. Un silenzio rotto solo da un applauso, semplice e discreto, delle migliaia di appassionati e di semplici cittadini che oggi hanno voluto chiudere questa quarta tappa del Giro d’Italia, rendendo omaggio a Wouter Weylandt. Tanta retorica, tante frasi fatte e forse forzate sono state dette e scritte, in queste ventiquattr’ore, per cercare di dare un senso alla morte di un ciclista, di un ragazzo di ventisei anni, uno come noi. In silenzio ci si ferma a guardare quell’arrivo, tutti insieme, con le lacrime che scendono più veloci e bucano le lenti degli occhiali. Tutti insieme abbracciati, tenendosi per mano, con il gruppo a qualche centinaia di metri di distanza, in segno di rispetto nei confronti del dolore da parte degli amici e colleghi del belga. Numero 108 presente. Tre parole lette e intraviste molte volte durante i 216 chilometri che da Genova portavano la carovana rosa a lasciare la Liguria per arrivare in Toscana nella Versalia. «Professionalmente parlando è stato il giorno più brutto della mia vita» ci racconta un collega ieri presente alla tragica tappa. «Conosco ogni centimetro di quei tornanti che ho fatto un sacco di volte con i miei amici ciclisti. Un dolore indescrivibile» dice con la voce ancora emozionata.