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SAMPDORIA/ Errori, bocciature e un direttorio di petrolieri: con due anni di ritardo ecco di nuovo la retrocessione

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Le lacrime di Capitan Palombo a fine gara (Foto Ansa)  Le lacrime di Capitan Palombo a fine gara (Foto Ansa)

RETROCESSIONE SAMPDORIA - Anche l’inspiegabile è semplice: tutta questione di nessi e concatenazioni. La Sampdoria, nello scorso agosto in Champions League, scende in B con due anni di ritardo sulla scadenza prescritta, per aver scientemente ristabilito le condizioni del gennaio 2009. Allora, dopo lo stento pari di Udine colto con Delvecchio prima punta, su consiglio del dg Marotta la società acquistò Pazzini: innesto tale da consentire subito una tranquilla salvezza e l’accesso alla finale di Coppa Italia, il quarto posto l’anno seguente. Era quella Sampdoria, l’ultima di Mazzarri poi cacciato perché insofferente verso le parche strategie proprietarie, ancora forte di campioni come Cassano e Campagnaro, nel frattempo venuti a cancellazione: ovvio che deprivarla nuovamente di Pazzini avrebbe riportato indietro l’orologio blucerchiato. Non era possibile pensare che la rinuncia contestuale ai due attaccanti titolari della Nazionale - insigne valore aggiunto cosmetico a una squadra altrimenti modesta, che rispetto allo scorso anno aveva perduto anche Storari, uomo decisivo nel girone di ritorno - potesse restare indolore. Invece il più funesto mercato invernale della storia del calcio italiano sistema sì i conti di stagione in casa blucerchiata - con i 12 milioni incassati per Pazzini e i 4,5 per Marilungo, più i 16,8 risparmiati dell’ingaggio di Cassano fino al 2013 – ma espone la società a un disavanzo di 50 milioni: tanta la differenza di introiti tra A e B. La sostituzione di manager di provata esperienza calcistica come Marotta e Gasparin (durato 7 mesi) con un improvvisato direttorio di petrolieri e commercialisti, per natura portati a guardare al calcio in una prospettiva esclusivamente economicistica, ha determinato lo sfascio.

 

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