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BARCELLONA/ Vilaseca esclusiva: così ho scoperto Xavi, Iniesta e Messi

JOAN MARTINEZ VILASECA, storico dirigente e responsabile dello scouting del Barcellona, racconta la storia di alcuni fenomi blaugrana che sabato giocherà la finale di Champions

Guardiola felice con Messi (Foto Ansa) Guardiola felice con Messi (Foto Ansa)

Se il Barça giocherà la sua terza finale di Champions in sei anni, un po’ di merito è anche di una vecchia bandiera dell’Espanyol. Joan Martinez Vilaseca, infatti, per anni ha curato le giovanili blaugrana. Scoprendo e ingaggiando gente come Puyol, Iniesta, Xavi, Bojan. E facendo crescere fenomeni come Messi e Pique.

Pazienza, quindi, se da calciatore Vilaseca ha militato per nove anni nell’altra squadra di Barcellona. Il lavoro fatto dopo l’ha redento agli occhi dei tifosi di quello che è “mes que un clube”. “In verità io ero tifoso del Barça anche da ragazzo – dice oggi in esclusiva a ilsussidiario.net -, ma quando militavo nel Manresa, in Terza divisione, scelsi l’Espanyol, dove avevo la possibilità di giocare titolare. E così fu per quasi dieci anni”. Oggi Vilaseca fa il procuratore. Nel 2008, dopo 29 stagioni da allenatore e osservatore, ha lasciato il Barcellona. Ma nessuno meglio di lui conosce i segreti della squadra più forte del mondo.

Due giorni alla finale di Londra, il Barça è favorito?

Io credo di sì. È vero che nelle finali contano sempre gli episodi e può succedere di tutto, ma i catalani hanno un gioco più definito rispetto al Manchester United. Tutti sanno esattamente cosa fare, anche perché giocano insieme da tanto tempo. Per questo penso che il Barcellona parta in leggero vantaggio sugli avversari.

Victor Valdes, Puyol, Pique, Busquets, Xavi, Iniesta, Pedro, Messi. In quella che dovrebbe essere la formazione titolare contro i Red Devils ci sono otto giocatori provenienti dalla cantera…

Merito della straordinaria continuità del lavoro di questo club. Un esempio unico nel suo genere. Nelle giovanili del Barcellona da molti anni si privilegia la tecnica all’aspetto atletico. La crescita dal punto di vista fisico è curata più avanti, quello che importa è che i ragazzi imparino prima a giocare al calcio. Trattando la palla come si deve. Lo staff blaugrana poi è preparatissimo e collabora insieme da tanto tempo. Questo fa sì che si crei uno stile, una cultura del lavoro. In pratica, un’identità comune, che poi è quella del Barcellona di Pep Guardiola oggi.

Come si scopre uno Xavi in giro per la Spagna?

Girando i campi, osservando moltissime partite. E soprattutto dando peso alle cose giuste quando si fanno delle valutazioni sui giovani. Xavi lo portai al Barça a 10 anni, Iniesta a 12. Erano piccoli, anche fisicamente, ma avevano già l’impronta blaugrana. Cioè un’intelligenza fuori dal comune e una buona tecnica di base. Per plasmare due talenti così serve però il lavoro di tanta altra gente. In primis gli allenatori, che ne hanno limato i difetti ed esaltato le qualità. Così abbiamo dato alla Spagna due campioni del mondo e al calcio due finalisti dell’ultima edizione del Pallone d’Oro.