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PAGELLE/ Brescia Catania (1-2): i voti, la cronaca, il tabellino (trentaseiesima giornata)

Pessima gara della squadra di Iachini che retrocede in serie cadetta dopo un annata frutto di molti errori societari e dirigenziali. Ora possibile smantellamento e addio di Corioni

Caracciolo disperato (Foto Ansa) Caracciolo disperato (Foto Ansa)

PAGELLE I VOTI LA CRONACA IL TABELLINO – A fine gara Nicola Leali esce preoccupatissimo da una porta laterale del Rigamonti. Scortato dal papà, si guarda intorno attendendo una violenta contestazione da parte dei tifosi biancazzurri. Davanti a lui il deserto. Uno spettatore gli si avvicina, capisce la situazione e gli fa: «Non temere stanno andando tutti a casa. Dai l’anno prossimo almeno sarai titolare…». Leali accenna un sorriso, si avvia verso la macchina anche se il suo futuro, difficilmente, sarà nella città lombarda. Napoli e Juventus lo vogliono e con molta probabilità sarà uno dei pezzi pregiati che verranno messi sul mercato, visto che il Brescia, in estate, verrà smantellato. Partiamo dalla fine per raccontare un disastro, calcisticamente parlando, che ha visto oggi il suo compimento. Brescia che doveva vincere e che si fa sottomettere da un Catania che aveva tutt’altre intenzioni che fare la partita. Zero tiri in porta nel primo tempo, quattro con un gol nella ripresa. Troppo poco per una squadra che doveva assolutamente vincere e che oggi si ritrova invece, a due giornate dal termine, in serie B. La squadra di Simeone passa in vantaggio intorno alla mezz’ora del primo tempo con Silvestre che tutto solo in area trafigge Arcari. La reazione lombarda è simile a un brodino insipido che si prende quando non si sta troppo bene. I fischi e i cori contro società e dirigenti cominciano a farsi sentire ed esplodono dopo il raddoppio di Bergessio che sfrutta un buco difensivo. Gli ultimi quindici minuti sono scandati dagli olè del pubblico di casa per ogni pallone giocato dai catanesi. Al fischio finale si attende la contestazione, possibili incidenti, tifosi che avrebbero fatto di tutto per impedire l’uscita dei loro "beniamini". Sono le 18 di una domenica maledetta. Fuori nel piazzale antistante la tribuna, si contano un centinaio di persone, che piano piano si assottigliano e diventano una trentina. Il resto del pubblico e dei tifosi è già verso la via di casa. Indifferenti e distaccati verso una squadra che forse ha pagato a caro prezzo una confusione societaria e colpe in parte non proprie. Un altro capitolo si è chiuso e il futuro adesso resta un’incognita. Con molta probabilità si chiuderà l’era Gino Corioni, questa volta per sempre. Dicono i bene informati.

 

(f.mont)

 

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