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PALIO DI SIENA/ La morte di Messi, cavallo della Chiocciola: parla il prorettore dell'università

Pubblicazione:sabato 2 luglio 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Ieri, durante le prove per il Palio di Siena di oggi, è morto un cavallo, Messi. Stava partecipando alla quarta prova quando, al secondo giro di piazza, alla curva di San Martino, invece che svoltare è andato dritto, sbattendo violentemente contro le transenne. L’animale è stato immediatamente trasportato alla clinica del Ceppo, dove è morto, probabilmente, per uno shock cardiocircolatorio. Il cavallo faceva parte della contrada della Chiocciola, ed era montato da Antonio Villella detto Sgaibarre, rimasto  ferito nella caduta. Immediate le polemiche: La Lav, Lega anti vivisezione, ha chiesto di sospendere la corsa per lutto e di aprire «un’indagine indipendente», «per accertare le possibili responsabilità di chi ha fatto correre Messi e di chi ha causato la errata traiettoria, anche in riferimento all’articolo 544 bis del Codice penale che prevede la reclusione fino a due anni per uccisione di animale».

Il Codacons fa da eco, arrivando a ipotizzare l’applicazione dell'art. 544-quater del codice penale che afferma «Chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a. 15.000 euro». Affermazioni pesanti, che denunciano una situazione grave. Siamo sicuri che le cose stiano realmente così? IlSussidiario.net, per comprendere lo spirito della manifestazione e capire se siamo realmente di fronte a «sevizie» ha intervistato Francesco Frati, pro-rettore dell’Università di Siena, nato a Siena e, come tutti i cittadini, appassionato del palio, nonché docente di zoologia.

«Per chi frettolosamente volessero assimilare il modo in cui i senesi vivono le loro contrade al modo con cui altri cittadini di altre città realizzano manifestazioni simili al Palio, è necessario, anzitutto, chiarire alcune cose», dice. «A Siena - spiega - l’appartenenza alla contrada è radicata nel tessuto cittadino e il senese la vive come parte integrante della propria esistenza, come qualcosa che va ben al di là della semplice gara. Il modo in cui durante l’anno viene vissuta l’appartenenza ad una contrada supera l’esito della corsa in quante tale, che ovviamente resta il momento centrale».

Appartenere ad una delle suddivisioni storiche del territorio della città, significa molto più che essere iscritti ad un club: «vuol dire condividere una cerchia di amici o attività durante tutto il corso dell’anno, ma anche avere un luogo dove far crescere i ragazzi. La contrada rappresenta una comunità che vive 365 giorni all’anno, all’interno della quale si  intesse una rete di rapporti tali che fa di Siena una città molto particolare». 


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