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CALCIOMERCATO/ Delio Rossi: vi racconto di Pastore e la mia idea del calcio (esclusiva)

Pubblicazione:giovedì 7 luglio 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 8 luglio 2011, 9.08

Delio Rossi ex tecnico Palermo (Foto Ansa) Delio Rossi ex tecnico Palermo (Foto Ansa)

 

Difficile e travolto dagli scandali. Che idea si è fatto su Calciopoli e sullo scudetto dei tribunali, quello del 2006?

Capitoli come Calciopoli, preferisco saltarli a piè pari. A me piace parlare di calcio giocato. Addirittura, pensavo che il calcio fosse pulito anche con Moggi… Di certo, il nostro movimento ha perso ogni credibilità. Già il fatto che ci si arrovelli su questo scudetto, fa capire a che livello siamo arrivati.

 

Mazzola ha chiesto indietro pure lo scudetto del ’98, quello del mancato rigore su Ronaldo…

Bisognerebbe fare in modo di non arrivare proprio a certe situazioni. Dobbiamo rivedere tutto il nostro movimento calcistico. Tra scommesse, dirigenti che telefonano ai designatori, cos’altro manca? E’ un calcio davvero brutto.

 

Un calcio brutto, dice lei giustamente. E anche scarsamente competitivo all’estero. Qual è la sua ricetta per il rilancio?

C’è tanto da fare. Siamo l’unica nazione europea che non ha l’educazione fisica obbligatoria alle elementari. Abbiamo gli stadi più vecchi del mondo. La classe dirigente è la stessa di vent’anni fa. Ci sono troppe squadre professionistiche, bisognerebbe tagliarle. Andrebbe introdotto il professionismo nella categoria arbitrale. E poi si dovrebbe essere più selettivi, se uno sbaglia due-tre partite di fila, vuol dire che non è altezza; magari può arbitrare nella serie immediatamente inferiore.

 

Altro tasto dolente: i giovani.

Non abbiamo vivai competitivi. Io, ad esempio, sono favorevole alla seconda squadra, come accade in Spagna. Lì i ragazzi avrebbero maggior modo di crescere, al contrario di quanto succede nella Primavera. Il problema vero è che gli altri sono andati avanti e noi siamo rimasti indietro. Quel Mondiale vinto nel 2006 ci ha illusi, mentre era solo il colpo di coda di un calcio profondamente malato. Poteva e doveva essere un punto di svolta, per capire dove migliorare ed invece non è stato così. Non dovevamo arrivare al 2010, per dire, per renderci conto che così non va.


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