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CALCIOSCOMMESSE/ Gianluca Di Marzio e quella procura "nel pallone" che oscura la Tv

Il giornalista Gianluca Di Marzio è letteralmente scomparso dallo schermo di Sky sport, incappato, come indagato,  in una inchiesta sul calcioscommesse che sta svolgendo la Procura di Napoli

Gianluca Di Marzio Gianluca Di Marzio

Il giornalista Gianluca Di Marzio è letteralmente scomparso dallo schermo di Sky sport (telegiornali, calciomercato, telecronache) in modo quasi clandestino. Bisogna andare a cercare ritagli di giornale per comprendere come il bravo cronista sia uscito improvvisamente di scena. Per fortuna nostra, Gianluca Di Marzio non si è - e meno male! - ammalato gravemente tanto da essere costretto a un improvviso periodo di riposo, ma è incappato, come indagato, in una inchiesta sul calcioscommesse che sta svolgendo la solertissima procura di Napoli. Si parla, tanto per cambiare, di intercettazioni e di computer sequestrati. Per farla breve, Di Marzio, che è figlio di un noto, bravo e un po' pirotecnico allenatore di qualche anno fa, Gianni Di Marzio, si è autosospeso dal servizio confidando in un chiarimento rapido della sua posizione.
Confessiamo che, visto i tempi e l'andazzo, il fatto ci lascia alquanto perplessi. Non conosciamo gli elementi esatti della causa in corso, ma le ultime vicende della giustizia, sia quella ordinaria sia quella sportiva, ci procurano dubbi e anche una certa angoscia. Da anni è in corso a Napoli il famoso processo a “calciopoli” dove si è visto di tutto  e il contrario di tutto, con un consulente determinante dell'accusa che sottolineava la gravità di alcune intercettazioni telefoniche e se ne dimenticava altre, al punto che la giustizia sportiva ha dovuto pronunciarsi in merito alle “telefonate dimenticate” e ha scelto la strada della prescrizione e dell'impossibilità a revocare uno scudetto di “cartone” assegnato a una squadra che cinque anni prima sarebbe salita sul banco degli imputati. Poi, a trenta anni dal primo scandalo sul calcioscommesse, che portò sul banco degli accusati il nostro piccolo eroe nazionale Paolo Rossi, un'altra inchiesta è stata avviata dalla procura di Cremona (alcuni non sapevano che neppure esistesse) dove si dipingeva un quadro apocalittico di partite truccate da ex giocatori e scommettitori di professione riuniti in associazione a delinquere.
Nei primi giorni dell'inchiesta, Cremona e la sua procura sono finite su tutti i giornali e telegiornali del mondo, ma il “ciclone” preannunciato sul calcio italiano, anche per disinvolte dichiarazioni dei cosiddetti inquirenti, si è rivelato un temporale grave ma non letale. E tutto si è basato su intercettazioni e “sentito dire” da altri. Del resto al processo di Napoli ci sono stati giornalisti famosi che sono andati a deporre e, dopo essere stati implacabili accusatori cinque anni fa, hanno testimoniato che avevano raccolto “voci”, “sensazioni” e “sentito dire”. Il famoso consulente dell'accusa di Napoli nel processo di “calciopoli”, un colonnello della Benemerita, pur dimenticandosi di alcune telefonate, ha fatto carriera ed è diventato consulente dell' “insigne giurista” sindaco, Luigi De Magistris. La procura di Napoli sembra avere una speciale vocazione: si occupa di più della sporcizia calcistica che di quella che resta  nelle strade. Ognuno ha le sue priorità, in ogni caso.