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A.S.ROMA/ Caro Luis Enrique, ecco come Sacchi ha imposto la sua "rivoluzione". Giovanni Galli (esclusiva)

Più che agli schemi imparati alla scuola del Barcellona, temo l'impatto con lo spogliatoio. Mi dicono che non ci siano problemi e che la squadra abbia una grande disponibilità. Ma io penso che si debba acompagnarlo di più nell'inserimento con la squadra e alcuni giocatori che hanno fatto la storia di quella squadra. Io, dopo la conferenza stampa di Sabatini non ho sentito più nulla. La mia è solo una sensazione di chi guarda dall'esterno e ha vissuto in diverse squadre di calcio.

Quanto conra la pressione, l'impazienza e la passione di una piazza come Roma? Roma è una piazza ambiziosa, come è giusto che sia. Però, non è che si può cambiare uomini, schemi e pensare che si impari tutto subito, con grandi risultati. Bisogna avere pazienza. Anche a Barcellona ne hanno avuto. A parte i grandi giocatori, vedo difensori che sono centrocampisti posizionati in modo diverso. Non è semplice fare tutto e subito

Lei, Galli, ha dei ricordi al proposito? Certamente. Credevamo nel lavoro di Sacchi, ma non fu semplice applicarlo. Mi ricordo quando andammo a Barcellona a giocare con l'Espagnol, perdemmo e uscimmo dalla Coppa Uefa. Tre giorni dopo, come d'incanto, andammo a Verona e vincemmo, giocando bene e cominciando la corsa del grande Milan. Il calcio ha un suo mistero

Quindi è giusto aspettare Luis Enrique?Più che giusto. E si deve credere nel lavoro che fa. L'unica cosa che Luis Enrique deve evitare è quello si sconfinare nell'arroganza, come se il calcio l'avesse inventato lui. E' una sensazione che ho avuto nelle ultime conferenze strampa che ha fatto.

Che cosa può provocare Inter-Roma? Non lo so. Ma penso che sia una partita molto interessante. Con il Cagliari era la Roma ad avere il peso di fare la partita. Sarà diverso a Milano e per questo la cosa diventa di grande interesse tecnico oltre che spettacolare.

 

 

(Gianluigi Da Rold)

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